Mark Bernardini, un intellettuale intelligente e attento, che vive  Mosca ci racconta Bella ciao e la sua vita, in  un percorso vissuto con passione e coraggio in cui unisce il ricordo del padre militante comunista.

Bella ciao è una canzone di lotta cantata dal movimento partigiano italiano durante e dopo la seconda guerra mondiale. Dopo la Liberazione la versione partigiana di Bella ciao venne poi cantata e tradotta e diffusa in tutto il mondo grazie alle numerose delegazioni partecipanti al Primo festival mondiale della gioventù democratica che si tenne a Praga nell’estate 1947, dove andarono giovani partigiani emiliani che parteciparono alla rassegna canora “Canzoni Mondiali per la Gioventù e per la Pace”, dove inventarono il tipico ritmico battimano.  Si è ipotizzato il legame con un canto delle mondine padane.

Si è trattato, tuttavia, di un errore, come definitivamente dimostrato da Cesare Bermani: la Bella ciao delle mondine era stata composta dopo la guerra dal mondino Vasco Scansani di Gualtieri; invece la Bella ciao partigiana riprendeva nella parte testuale la struttura del canto Fior di tomba, mentre sia musicalmente che nella struttura dell’iterazione (il “ciao” ripetuto) derivava da un canto infantile diffuso in tutto il nord, La me nòna l’è vecchierella (già rilevato da Roberto Leydi). Un’altra possibile influenza può essere stata quella di una ballata francese del Cinquecento, che seppur mutata leggermente ad ogni passaggio geografico, sarebbe stata assorbita dapprima nella tradizione piemontese con il titolo di Là daré d’côla môntagna, poi in quella trentina con il titolo di Il fiore di Teresina, poi in quella veneta con il titolo Stamattina mi sono alzata, successivamente nei canti delle mondariso e infine in quelli dei partigiani.

«Alla mattina appena alzata
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
alla mattina appena alzata
in risaia mi tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro mi tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.

O mamma mia o che tormento
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o mamma mia o che tormento
io t’invoco ogni doman.

Ed ogni ora che qui passiamo
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ed ogni ora che qui passiamo
noi perdiam la gioventù.

Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.»
(Testo della Bella ciao delle mondine)

In questo contesto si nota come l’espressione “bella ciao” indichi la giovinezza che si perde e sfiorisce nel lavoro.

«Stamattina mi sono alzata,
stamattina mi sono alzata,
sono alzata – iolì
sono alzata – iolà
sono alzata prima del sol…»
(Testo che ha probabilmente influito nella genesi del canto: “Fior di tomba”)

Una possibile e precedente derivazione è stata individuata da Fausto Giovannardi a seguito del ritrovamento di una melodia yiddish (canzone “Koilen”) registrata da un fisarmonicista Klezmer di origini ucraine, Mishka Ziganoff nel 1919 a New York.

La circolazione di Bella ciao durante la Resistenza è documentata e sembra circoscritta soprattutto in Emilia, fra l’Appennino Bolognese e l’Appennino Modenese, dove si dice che fu scritta da anonimi partigiani. Il ricercatore bolognese Gianfranco Ginestri ha dichiarato all’Archivio Storico-Musicale del Canzoniere delle Lame di Bologna (con sede nella Biblioteca Comunale delle Lame, in Via Marco Polo 21-13) che il suo amico cantautore politico Ivan della Mea, poco tempo prima di morire, gli disse che aveva scoperto che Bella Ciao probabilmente era nata sull’Appennino Bolognese, dopo la disfatta della Repubblica partigiana di Montefiorino (Modena), quando i partigiani del Comandante Armando si trasferirono verso est, mescolandosi in altre formazioni partigiane locali, tra i paesini di Castelluccio Modenese e Castelluccio Bolognese, entrambi vicini a Gaggio Montano e Corno alle Scale, dove operavano i partigiani di Giustizia e Libertà (col futuro avvocato bolognese Checco Francesco Berti Arnoaldi Veli e col futuro famoso giornalista Enzo Biagi).