Di Nicla Vassallo. La scrittura ha il potere e il merito di essere veicolo di conoscenza, ma, qualora venga impiegata in modo non adeguato e/o confuso, corre il rischio di essere portatrice di confusione e disinformazione.

La professoressa e filosofa Nicla Vassallo, dopo aver riflettuto insieme a Sabino Maria Frassà su quali libri non regalare a natale, ha voluto continuare a riflettere sul ruolo della scrittura e ha perciò deciso di condividere su Ama Nutri Cresci la propria riflessione riguardo al nuovo volume La Bellezza del segno: elogio della scrittura a mano edito Laterza. Nicla Vassallo è ordinario di Filosofia all’Università di Genova. Dal 2017 dirige la sezione culturale del Think-tank Ama Nutri Cresci.  L’articolo esprime l’opinione personale dell’autrice ed è del tutto condivisibile, citando fonte (Ama Nutri Cresci) e autrice (Nicla Vassallo).

Recensito e lodato da troppi, il volume, La Bellezza del segno: elogio della scrittura a mano, illustrato e edito da Laterza (2018) risulta a mio avviso un po’ confuso. Del resto non vi si parla sul serio di arte, come invece il lettore sarebbe indotto a credere. Vi si parla di calligrafia; non del segno, finendo per confondere segno, simbolo e significato. Altra confusione sul know how: sapere scrivere a mano, saper scrivere bene a mano (la mia maestra delle elementari si lamentava sul mio calcare troppo), saper scrivere da scrittore o scrittrice. E via dicendo. Ulteriore confusione tra sintattica, semantica e pragmatica. L’abcd della scrittura e della lettura.

Erro? Confondere il lettore è un peccato quasi mortale.

Le donne si sono evolute, attraverso la tecnologia. E saper scrivere bene (il mestiere della scrittrice o dello scrittore) si differenzia dal saper scrivere a mano, come la grafia si differenzia dalla calligrafia.

Al di là del volume in sé, lascia ancora più perplessi e un po’ infastiditi la stessa presentazione (che si può leggere anche sulla pagina online della casa editrice) di Ewan Clayton. Ad esempio vi si dice che: “La nostra scrittura dice molto di noi. Come il nostro volto e la nostra voce, è unica e ci assomiglia. Quando scriviamo a mano il tempo rallenta, diventa nostro, ci distacchiamo dall’assillante urgenza quotidiana, stiamo con noi stessi”.

E quante altre mille attività che compiamo ci regalano il medesimo dono. Un banale esempio? Lo stare immobili. E molti esempi possono seguire. Il camminare in montagna. L’andare in barca a vela con vento lieve. E via dicendo.

Ewaw Clayton prosegue retoricamente: “Quando vi dedicate alla scrittura cercate di essere consapevoli dello spazio che vi circonda, osservate il luogo in cui vi trovate e il foglio di carta davanti a voi. Tutto questo spazio, dentro e intorno a voi, non è vuoto, ma semplicemente in attesa. Lasciate che le emozioni si diffondano lungo il braccio fino ad arrivare al cuore. Il pennino, la mano, il braccio e il cuore diventeranno una cosa sola”.

Invece quando non mi dedico alla scrittura (a quale scrittura?) non sarei consapevole delle spazio che mi circonda, che tutto lo spazio non sia vuoto lo chiederei poi a un fisico di mestiere. E in attesa di che? La scrittura dovrebbe lasciare che le emozioni si diffondano attraverso il braccio per giungere al cuore? Eccetera.
Ma anche Google non scherza circa le citazioni di costui: la retorica e la superficialità sono sempre più premiate dal e sul web. Calligrafia per donne? Ma occorre essere seri, una volta tanto, non appellarsi ai supposti “maestri di turno”. Clayton si riferisce agli uomini e non alle donne. E’ sufficiente leggere il suo ambizioso Filo D’d’oro (Bollati Boringhieri, 2014) ove recita: “Questa è la storia degli uomini che hanno cambiato la scrittura; e siccome noi siamo gli eredi delle scelte che loro hanno fatto, questa è anche la nostra storia”.

Uomini, dunque, e non donne.
Allora cha agli uomini spetti l’ancestrale scrittura a mano e alle donne un bel computer! Sì, certo, quando le donne, erano costrette a recarsi a lavatoio, i capi ne uscivano tutti diversi. Ora con la lavatrice è diverso. La tecnologica ha consentito molto alle donne e allora perché questa tentazione in tutta la società a guardarsi e voler tornare indietro? Paura dell’andare avanti? Quale confusione!