A proposito della crisi libica riportiamo l’oponione di Lorenzo Vallorja, scritore e opinionista molto noto. La crisi libica non è solo umanitaria – si pensi a tal riguardo al probabile esodo di ulteriori migliaia di disperati che da lì potrebbero partire verso l’Italia per lasciarsi alle spalle questa interminabile guerra civile – ma è soprattutto economico/militare.

Per capire bene questa questione e rendere veramente edotti i nostri lettori è quantomeno necessario, da parte nostra, fare un veloce riepilogo degli eventi. A seguito della caduta di Gheddafi nel 2011, ad opera in primis della Francia di Sarkozy e poi degli Stati Uniti, la Libia è rimasta, di fatto, divisa in due: l’est, con i territori della Cirenaica e della regione di Cufra, sotto il Generale Khalifa Haftar, uomo vicino alla Russia di Putin ma che, nel tempo, ha saputo consolidare il proprio potere soprattutto attraverso i soldi dei Sauditi e degli Emirati Arabi; l’ovest, comprendente la sola Tripolitania e l’oasi di Ubari, sotto Fayez al-Sarraj, personaggio riconosciuto dalla maggioranza della comunità internazionale e soprattutto, dalla Repubblica Italiana la quale, a proprie spese, ha provveduto a potenziare la marina del Governo di Accordo Nazionale e ad addestrare alcuni reparti delle forze terrestri del Governo di Tripoli. Questa elargizione di aiuti è stato un tentativo del nostro Paese per non perdere la propria sfera d’influenza in quell’angolo di mondo, infatti sono troppi gli interessi petroliferi e strategico/militari, che legano la “Terra dei Fileni” a Roma, ma la frittata era ormai stata fatta: i nostri tre mesi d’intervento militare, durante la campagna del 2011, affrontati più per obbligo verso la NATO che per nostra convinzione, sono costati, al contribuente italiano, ben 700 milioni di Euro e l’unico risultato concreto che il Bel Paese ha ottenuto da questa guerra è stata la perdita della nostra influenza economica in Libia e la destabilizzazione di tutta l’area.

Al contrario, all’epoca dei fatti, se il Governo Berlusconi fosse stato veramente libero, in virtù degli accordi firmati a Bengasi nel 2008, l’Italia avrebbe dovuto impedire qualsiasi atto ostile (attacco armato) nei confronti del regime di Gheddafi sia che provenisse dalle proprie acque che dai propri cieli.

In altre parole noi eravamo alleati della Libia ed avremmo dovuto negare alla NATO di usare sia le nostre basi che il nostro spazio aereo e/o marittimo per sferrare attacchi contro Tripoli, invece non l’abbiamo fatto … perché, ahimè, siamo proni e succubi sia della Casa Bianca che delle maggiori cancellerie europee.

Per dirla tutta ci saremmo dovuti e potuti, permettere anche il lusso di mandare la nostra flotta a presidiare i porti libici così come, il nostro esercito, ad occupare i punti nevralgici della Giamahiria libica certi del fatto che nessun esercito della NATO avrebbe mai osato sparare su di un nostro soldato (Sigonella docet). Così facendo, forse, Gheddafi sarebbe ancora vivo e di certo ci saremmo risparmiati il collasso dello Stato libico con tutto quello che ne è conseguito, ma così non è stato. Ora, che la nostra mancata opposizione all’Operazione Harmattan fosse stata un clamoroso errore ne erano ormai consapevoli tutti e così, anche i più atlantisti ed europeisti tra gli italiani, cioè i ministri del PD, iniziarono a paventare, con la Pinotti in prima linea, un’ipotesi a dir poco coraggiosa ma che aveva una sua logica: l’Italia, sotto l’egida della comunità internazionale, avrebbe dovuto inviare in Libia un contingente stimabile tra le 10mila e le 50mila unità, a seconda delle esigenze, per occupare tutta la costa per una profondità di circa 50 km.

Per fare questo, però, occorreva non solo un Esecutivo pienamente Sovranista ma anche uno Stato che fosse realmente libero ed indipendente e siccome l’Italia, dell’epoca, non era entrambe le cose – un po’ per le proteste del Generale Haftar, un altro po’ perché avremmo rotto le uova nel paniere ai nostri cugini d’oltralpe per i quali i politici del PD provano una smodata ammirazione, ed infine un altro pò perché, in certi ambenti, una simile iniziativa avrebbe di sicuro fatto gridare al fascismo – i vari Governi di centro-sinistra succedutisi decisero di abbandonare l’intento. Alito al potere il Governo Giallo/Verde le cose non sono cambiate di molto nel senso che la nostra linea visceralmente e saldamente atlantista non ha fatto altro che giocare a nostro sfavore.

La Russia, appoggiando inizialmente Haftar, è entrata prepotentemente nella questione libica e l’Italia vantando una certa propensione verso Mosca avrebbe potuto sfruttare al meglio questa relazione per ricomporre i cocci, ma il servilismo alla NATO ha fatto sì che le sanzioni alla Russia siano state rinnovate anche sotto l’Esecutivo Conte. Un atteggiamento a dir poco schizofrenico che di certo non ha giovato alla risoluzione della crisi libica anche se, miracolosamente e magnanimamente, per un indiscusso occhio di riguardo di Putin verso il nostro.