Abbiamo incontrato Danilo Ruocco, Autore di pregio e attento studioso di  Tatiana Pavlova che ci ha raccontato i suoi studi su questa attrice particolarmente importante nel teatro italiano.

Come nasce l’idea di un libro su Tatiana Pavlova? Il mio interesse per Tatiana Pavlova nasce all’Università: mi sono laureato in Storia del Teatro dello Spettacolo avendo un forte interesse per il teatro di regia. Era, forse, inevitabile che, quando mi è stata assegnata la tesi, la Pavlova fosse una delle opzioni. Io ho scelto di fare una tesi di ricerca su di lei e ciò che ho scritto è stato il punto di partenza per il saggio pubblicato da Bulzoni.

Il titolo “Tatiana Pavlova. Diva intelligente” è già un giudizio sull’attrice? Assolutamente sì. Sull’attrice e sulla regista. La Pavlova è stata indubbiamente una diva in grado di influenzare i comportamenti e lo stile delle donne che la seguivano e di imporre – soprattutto come regista di prosa – un modo diverso di affrontare un testo da mettere in scena. Non a caso, il termine “regia” fu coniato proprio per indicare il tipo di lavoro che la Pavlova faceva sui testi e sul palcoscenico.

Insomma, non era solo la diva dall’accento esotico, le ascelle depilate, le acconciature stravaganti e le mise sfavillanti, ma era un’attrice moderna e una regista rivoluzionaria.

La Pavlova ha inaugurato la regia e la nuova formazione artistica dell’attore. Cosa rappresenta oggi la sua lezione? Direi che dopo la Pavlova il Teatro italiano non è stato più lo stesso. Forse non è semplice immaginare un teatro capocomicale fatto di grandi attori al centro della scena, attorniati da attori mediocri o nulli; scene dipinte che venivano usate per qualsiasi testo; costumi lasciati al gusto personale degli attori; luci inespressive; suggeritore udibile distintamente anche dal pubblico; spettacoli preparati in fretta e furia tra una replica e l’altra.

Con la Pavlova si cambia registro: lunghe prove a tavolino e “in piedi”; conoscenza del copione; scene tridimensionali appositamente concepite per quel determinato spettacolo; costumi confezionati ad hoc e non facenti parte del “corredo” dell’attore; attori preparati meticolosamente.Ecco la ricetta Pavlova!

Tatiana Pavlova sosteneva che “Il lavoro dell’attore è una specie di pazzia”, questa affermazione è ancora valida nel mondo attuale? Va detto che alcuni critici che non apprezzavano la Pavlova come attrice la accusavano non solo di non avere una perfetta dizione, ma anche di essere cerebrale e marionettistica. In altre parole, la Pavlova veniva dai detrattori accusata di non “sentire” il dolore dei suoi personaggi. Inevitabile, forse, da parte della Pavlova ribattere che il suo lavoro era un misto di preparazione “a tavolino” e di immersione nei sentimenti dei personaggi che interpretava. Leggo in tal senso il riferimento al fatto che il lavoro dell’attore sarebbe una sorta di pazzia.

Tatiana Pavlova aveva una forte personalità: ebbe scontri durissimi con Pirandello, con Silvio D’Amico, rifiutò gli inviti di D’Annunzio, non riuscì mai a parlare un italiano perfetto e fu oggetto di critiche feroci da parte di Praga, ciò nonostante riuscì ad imporsi? Senza una personalità forte dubito che la Pavlova potesse imporsi in un mondo chiuso, familistico e attardato quale era quello del teatro italiano degli Anni Venti! Gli scontri feroci inevitabili se si considera la portata davvero rivoluzionaria del suo modo di mettere in scena e il successo indiscusso che le sue produzioni ottenevano in tutta Italia.

La rottura con D’Amico e l’abbandono dell’insegnamento nel 1938 rappresentarono la sconfitta della Pavlova nella sua battaglia per il rinnovamento del teatro italiano? Sottolineerei la data del 1938: è l’anno dell’entrata in vigore in Italia delle Leggi razziali volute dal Regime fascista. La Pavlova era ebrea e, per quanto fosse sposata con un gerarca, dovette lasciare la scena pubblica e l’insegnamento.

La sua lezione, però, non era stata dimenticata né dagli attori che si erano formati con lei, come ad esempio Vittorio De Sica o Amedeo Nazzari, né dalla nuova generazione dei registi. Lo dimostra il fatto che, nel 1946, Luchino Visconti (che da ragazzo aveva visto tutti gli spettacoli pavloviani) la volle per interpretare la madre in “Zoo di vetro” di Tennessee Williams.

Nel dopoguerra si dedicò alla regia delle opere liriche alla Scala, alla Pergola, al San Carlo, al Massimo all’Opera di Roma, quale contributo diede la Pavlova alla regia delle opere liriche? La Pavlova fu, con uguale impegno, regista per il teatro lirico (dal 1953) e per la prosa televisiva (dal 1955). Suoi intendimenti per le regie d’Opera, furono di introdurre il concetto di “realismo psicologico” di ascendenza stanislavskiana anche nello studio della parte assegnata ai cantanti, e l’eliminazione dei gesti convenzionali e stereotipati dalla recitazione dei cantanti stessi. Oggi i giovani cantanti d’Opera sarebbero di certo piaciuti alla Pavlova e la Pavlova a loro.

Danilo Ruocco narratore e saggista è nato a Bergamo nel 1969.  È laureato con il massimo dei voti e dignità di pubblicazione in Lettere Moderne (V.O.) presso l’Università degli Studi di Milano. È iscritto all’Ordine dei Giornalisti nell’Elenco dei Pubblicisti. Si occupa di cultura, di spettacolo e di comunicazione. Ha pubblicato: Maschio Alfa. I volti di Cristo (Lulu.com, 2019); Maschio Alfa. I corpi non mentono (Lulu.com, 2019); Parla Egisto (Lulu.com, 2013); Meno di 40 (Lulu.com, 2010); Un’altra morale (Lulu.com, 2007); Racconti per il web (Lulu.com, 2007); Le parole della comunicazione (Coordinamento regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato della Lombardia, Milano 2003 – 2a ed ampliata Milano, 2007); Consigli per parlare in pubblico (Coordinamento regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato della Lombardia, Milano, 2007); con Tatiana Debelli: Comunicare con i mass media (Icone Edizioni, Roma, 2002); Tatiana Pavlova. Diva intelligente (Bulzoni, Roma, 2000);  Lavapiubianco (Edizioni dell’Ariete, Siracusa, 1998 – 2a ed. Lulu.com, 2009). Ha curato:  Carlo Mastroeni e Federico Mastroeni, Salvatore Quasimodo e Roccalumera, (di nicolò edizioni, Messina, 2018); Il Simposio. Ciao Alessandro (Lulu.com, 2017); Il Simposio. Muscoli (Lulu.com, 2016); Il Simposio. Complotto (Lulu.com, 2015); Il Simposio. Je suis (Lulu.com, 2015); Il Simposio. Nessuno è perfetto (Lulu.com, 2014); Il Simposio. Oltre l’arcobaleno (Lulu.com, 2014);  Il Simposio. Un nuovo corso (Lulu.com, 2014); con Barbara Lunghi: Legge quadro sul volontariato: cambia la legge o cambia il volontariato? (CSV di Bergamo, 2003);  con Alessandro Quasimodo l’edizione critica del CD: Teresa Franchini (Comune di Santarcangelo di Romagna, 2003); Come non restare al verde di Lauro Montanelli e Alessandra Piloni (Icone Edizioni, Roma, 2001); Tutti i colori del Verde” nero su bianco (Comune di Bergamo, 1999). Ha diretto i periodici“Buone Notizie dal volontariato” (2008-2009);  “Bottega del Volontariato Note & Notizie” (2006-2008);  “B+ Diario boltierese” (2005-2006); “CSVLombardia.it” (2004-2005). Ha curato le mostre Quasimodo e il teatro (Teatro Giorgio Strehler di Milano, catalogo Mazzotta, 1999); Quasimodo (Palazzo Reale di Milano, catalogo Mazzotta, 1999). Ha partecipato a diversi convegni: “Ed è subito sera” (Modica, 2019); “1959 Salvatore Quasimodo vince il Premio Nobel” (Modica e Roccalumera, 2018);”Conferimento della cittadinanza onoraria di Roccalumera ad Alessandro Quasimodo” (Roccalumera, 2017); “Pasolini: ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ e ‘Comizi d’amore'” (Milano, 2015); “Il Dio carnale di Pasolini” (Sesto San Giovanni, 2015); “Storia del Teatro LGBT” (Milano, 2014);”Omaggio a Salvatore Quasimodo” (Roccalumera, 2009); “Segni di futuro” (Bergamo, 2008); “2008 Odissea nello spazio… Media” (Pavia, 2008);”Cosa hai detto? La comunicazione sociale” (Bergamo, 2008);“Samuel Beckett a cento anni dalla nascita” (Bergamo, 2006);  “Luchino Visconti. Un’ossessione per l’arte” (Milano, 2006);  “Riderne si può. La rappresentazione dell’handicap nel cinema d’animazione” (Bergamo, 2004);“Salvatore Quasimodo. Nel vento del Mediterraneo” (Princeton, U.S.A., 2001); “L’operaio di sogni: Salvatore Quasimodo poeta saggista traduttore” (Zafferana Etnea, 2001); “La stanza della poesia” (Modica, 2000); “Nel cuore del ‘900: Salvatore Quasimodo” (Milano, 2000); “Il teatro di regia alle soglie del Terzo millennio” (Gargnano, 2000); “Il corpo e la letteratura” (Bergamo, 2000); “Maurizio Scaparro e il suo  Teatro” (Gargnano, 1999);“La città partecipata – Circoscrizioni a Bergamo 1978-1998” (Bergamo, 1998).