Il reale interesse dell’Unione Economica Eurasiatica e della Russia è che l’Unione Europea sia quanto più compatta, forte e indipendente per cogliere appieno le grandi opportunità di business che si aprono nello spazio eurasiatico sino alla Cina e all’India, non solo per produrre ricchezza per i Paesi europei ma anche per concorrere allo sviluppo dell’economia internazionale, che è presupposto indispensabile per il mantenimento della pace”. È parte della relazione di apertura del presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, al XII Forum Economico Eurasiatico, al via stamattina al Palazzo della Gran Guardia di Verona. “Il problema non consiste nello scegliere tra UE, l’UEE o la Belt and Road Initiative – ha proseguito Fallico -. Le tre organizzazioni sono complementari e possono operare sinergicamente. A tale riguardo preoccupa constatare che il Vecchio Continente, che per migliaia di anni ė stato il faro della civiltà mondiale e vanta una grande cultura umanistica e industriale, è percorso da forti movimenti separatisti, populisti, xenofobi e sovranisti.

Per l’ideatore del vertice scaligero: “L’Unione Economica Eurasiatica e la Russia hanno altrettanto interesse nel disgelo delle loro relazioni politiche ed economiche con gli Stati Uniti, che possono svolgere un ruolo vitale per lo sviluppo economico mondiale e per disinnescare i conflitti bellici che attualmente affliggono varie regioni del mondo, causando un flusso migratorio di dimensione biblica di poveri disperati dall’Asia e dall’Africa verso l’Europa. Non possiamo, tuttavia, non ricordare la delicatezza, se non la criticità, dell’attuale situazione internazionale che minaccia seriamente non soltanto lo sviluppo dell’economia, ma anche la pace nel mondo. È urgente rendersi conto che per il bene di tutti è necessario passare da una concezione monopolare della governance mondiale a quella multipolare. Lo stesso presidente Trump – ha concluso – dichiarava nel recente incontro con il presidente Mattarella che per gli Usa è diventato molto oneroso mantenere basi militari in 90 Paesi del mondo”.