Un’altra vita di Filomena Lamberti. Non è un romanzo. È il coraggio di testimoniare “Chi ama non fa del male.” Filomena Lamberti, sfregiata dal marito con l’acido, ha raccontato in un libro la sua storia drammatica. Il ricavato in favore di coloro che si rivolgono a Spaziodonna per essere aiutatate.

La testimonianza di un’esperienza drammatica raccontata direttamente da Filomena Lamberti che vorrebbe evitare il ripetersi di tale efferata violenza. Un libro denuncia, un libro verità, un libro corale, al quale hanno collaborato amiche e amici dell’associazione Spaziodonna-Linearosa di Salerno.

Si tratta di una biografia che ripercorre tutta la sua vita, dall’infanzia fino alla tragica sera del 28 maggio 2012 quando il marito, che da anni la picchiava e da cui stava per separarsi, le gettò addosso dell’acido solforico procurandole gravi ustioni. Da qui seguirono ben venticinque interventi chirurgici e chissà quanti ancora. Una vicenda emblematica della violenza control donne. Bigodino – La storia di Filomena Lamberti. Dalla presentazione di Elvira Rossi e Vilma Tabano: Il libro è nato dalla volontà di Filomena di testimoniare. La nostra amica a Spaziodonna ha manifestato l’intenzione di parlare di sé sperando che la propria esperienza spinga altre donne a riflettere, a riconoscere segnali allarmanti, a prendere coscienza tempestivamente del rischio e a reagire prima che l’irreparabile si compia. Filomena è stata semplicemente assecondata e sostenuta anche nella sua decisione di scrivere un libro, senza che all’origine ci fosse un progetto complessivo che solo progressivamente ha preso corpo, espandendosi e raccogliendo il sostegno e l’intervento di amiche e amici della nostra Associazione.

Ingoio le mie ferite, che lacrimano sulla pelle e nelle geometrie scomposte dei pensieri.

Ora dopo ora lui ha distrutto gli aquiloni colorati dei miei sogni, strappato le piume leggere della mia corolla.

Il mio corpo morso dal veleno del suo possesso, dalla rabbia buia delle sue mani di belva assetate di morte.

Il mio amore per lui coagulato nelle cerniere chiuse del cuore.

I miei desideri di gioia affogati nelle spine salate del terrore.

La mia forza di donna braccata, insultata, raspata dall’odore appiccicoso della sua malata gelosia.

Aggrappata al mio ventre di madre, alle palpebre di luna dei miei figli.

Perduta e smarrita nella mia solitudine di figlia, di moglie, di donna.

 “Il mio grande errore fu quello di sopportare.”