Giambattista Tiepolo sono passati 250 anni dalla sua scomparsa. Artista infinito, pittore e incisore. Cittadino della Repubblica di Venezia, uno dei maggiori esponenti del settecento veneziano. Tra i suoi figli vi furono i pittori Giandomenico e Lorenzo Tiepolo.

Giambattista nacque a Venezia nel marzo del 1696, ultimo di nove fratelli, da Domenico Tiepolo, “mercante di negozi da nave”, e Orsetta Marangon nella casa di famiglia nei pressi del convento di San Domenico nel sestiere di Castello. Il 16 aprile ricevette il battesimo nella chiesa di San Pietro di Castello. Il 10 marzo dell’anno successivo morì il padre, lasciando la famiglia in perduranti difficoltà economiche.

La sua prima formazione artistica si svolse, dal 1710 circa, nella bottega di Gregorio Lazzarini, pittore eclettico, capace di unire i differenti insegnamenti della tradizione veneziana, da cui apprese, oltre che i primi rudimenti, il gusto per il grandioso e teatrale nelle composizioni. Ben presto si diresse verso la cosiddetta pittura “tenebrosa” di Federico Bencovich e di Giovanni Battista Piazzetta. Oltre che ai contemporanei il suo studio si rivolse ai grandi del Cinquecento veneto, Tintoretto e Paolo Veronese, ma anche all’opera di Jacopo Bassano.

Tra il 1726 e il 1729 divise il lavoro tra Udine e Venezia, sempre per commissioni ricevute dai fratelli Dolfin, e organizzandosi a dedicare le stagioni più calde per le pitture a fresco e quelle più fredde per le tele.

A Udine il patriarca di Aquileia Dioniso Dolfin gli richiese prima gli affreschi e la piccola pala della Risurrezione per la cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo cittadino, e poi degli affreschi per il Castello e soprattutto il grande complesso decorativo del Palazzo Patriarcale. Qui la decorazione comprende scene e personaggi dell’Antico Testamento: nella volta dello scalone la Caduta degli angeli ribelli con attorno otto scene a monocromo con episodi tratti dalla Genesi; nella galleria lunga i tre episodi Apparizione dei tre angeli ad Abramo, Rachele nasconde gli idoli e l’Apparizione dell’angelo a Sara posti tra figure di profetesse a monocromo e sul soffitto il Sacrificio di Isacco; sul soffitto della Sala Rossa, al tempo destinata a tribunale civile ed ecclesiastico, il suggestivo Giudizio di Salomone circondato da scomparti mistilinei con figure di profeti; infine nella sala del Trono eseguì ritratti di antichi patriarchi, ora in cattive condizioni.

Nel 1740 inviò a Camerino la pala con l’Apparizione della Vergine a san Filippo Neri ed aveva dipinto per Sant’Alvise a Venezia le tre scene della Passione.

Tra il 1746 e il 1747 realizzò il complesso decorativo di Palazzo Labia a Venezia coaudiuvato dalle quadrature di Gerolamo Mengozzi Colonna perfettamente integrate agli episodi narrativi. Nel salone da ballo affrescò le Storie di Antonio e Cleopatra con personaggi sontuosamente vestiti in pose teatralmente eloquenti: alle pareti le due scene principali l’Incontro tra Antonio e Cleopatra e Banchetto di Antonio e Cleopatra e nella volta entro un oculo centrale Bellerofonte su Pegaso che vola verso la Gloria e l’Eternità – il tutto circondato da figure allegoriche o mitologiche e scene di colore. Nella Sala degli Specchi realizzò il Trionfo di Zefiro e Flora, affresco su soffitto.

Nel 1761 Carlo III di Spagna chiamò Tiepolo a Madrid per decorare a fresco le sale del nuovo Palazzo Reale. Il pittore, partito assieme ai figli Lorenzo e Giandomenico il 31 marzo 1762, giunse a Madrid il 4 giugno e prese dimora in Plaza de San Martín. Giambattista aveva accettato l’incarico ed il viaggio di controvoglia, era dovuta intervenire in aiuto della diplomazia spagnola anche quella veneziana per arrivare a convincerlo.[13] Recava comunque con sé il bozzetto per il vasto soffitto della Sala del Trono, preparato nell’ultimo mese, il cui tema l’anno precedente gli era stato illustrato, con tutte le indicazioni del caso, dal conte Felice Cazzola, uno dei rappresentanti di Carlo III a Venezia.[14] Questo era l’unico incarico per cui era stato cercato.

Il Re, soddisfatto dell’esito, commissionò altri due affreschi a soffitto: l’Apoteosi di Enea nella sala degli Alabardieri e l’Apoteosi della monarchia spagnola nell’Anticamera della regina, conclusi nel 1766. Il primo dei dipinti citati (non sappiamo in quale ordine vennero effettivamente realizzati: per entrambi fu approntato un bozzetto preparatorio) viene oggi considerato il meno riuscito: nella movimentata rappresentazione composta a spirale troviamo in basso Vulcano che forgia le armi, poi Enea che con il suo gruppo sale verso la madre Venere che sta al centro attorniata dalle Grazie, e al lato opposto, sulla sommità delle nuvole, appare Mercurio. Il migliore fra tutti gli affreschi tiepoleschi della reggia viene considerato il più piccolo, l’Apoteosi della monarchia spagnola. In basso a sinistra, sotto un Nettuno che porta i doni del mare, un muscoloso Ercole pare voler divellere una delle sue colonne per aprire alla Spagna lo spazio dell’oceano; a destra Marte e Venere discutono assieme sotto una torre fortificata, forse simbolo del potere spagnolo; verso il centro è il gruppo della monarchia vigilata da Apollo e con Mercurio che scende in volo portando la corona; su tutto, in alto quasi nascosto, domina Giove.

Alla fine del 1769, affrontando il nuovo incarico reale della Granja, Tiepolo riuscì a predisporre alcuni disegni ed un bozzetto del Trionfo dell’Immacolata concezione, ma era già inverno e si sarebbe dovuta attendere la buona stagione successiva per lavorare all’affresco, stagione che Giambattista non poté vedere

Preso dai notevoli incarichi reali dilatati nel tempo dal protocollo burocratico e dall’accentramento decisionale nella persona del re , Tiepolo non ebbe granché modo di acquisire commissioni private: nel periodo spagnolo si possono plausibilmente collocare solo un piccolo gruppo di opere. Quando ormai il suo grande prestigio stava tramontando, travolto dall’onda della nuova moda neoclassica, Tiepolo improvvisamente morì a Madrid.