Giovanni Ricciardi ha intrapreso lo studio del violoncello giovanissimo, diplomandosi al Conservatorio Nicolò Paganini di Genova.

Ha seguito i corsi di interpretazione musicale presso l’Accademia Musicale internazionale di Padova, Scuola di Musica di Portogruaro, Musik Hochschule di Mannheim con Michael Flaksman diventandone successivamente suo assistente e con il quale ha diffuso e approfondito per oltre 25 anni la tecnica di Antonio Janigro nel mondo.

Presso la Hochschule Mannheim ha tenuto regolarmente Meister Kurse invitato da Michael Flaksman. Vincitore di numerosi competizioni internazionali, fra cui Premio Internazionale Rovere d’Oro, Concorso Internazionale di Stresa, è attivo in Italia e all’estero, con orchestre quali l’Orchestra da Camera Fiorentina, Filarmonica de Gran Canaria ( Spagna), Orchestra Sinfonica nazionale di La Paz ( Bolivia) e con diverse orchestre del Brasile, Rasa Chamber Orchestra ( Iran) . Ha suonato come solista in festival quali: Tchaikowsky festival, Berlin Festspiele ( Berlino), Festival Internazionale di Volgograd ( Russia) Festival IBM ( Brasile) Festival du Théatre du Rond- Point ( Parigi) Festival d’ Avignon, Holland Festival (Amsterdam), Florence Chamber and Soloist festival ( Firenze), Festival di Cervo, Festival internazionale Isola di Capraia, JCE Festival, Lugano Festival e tiene masterclass in tutto il mondo. E’ Presidente di Italian Cello Consort, gruppo del quale è direttore artistico e musicale – che riunisce circa 600 violoncellisti italiani e provenienti dal nord europa.

Nell’ ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Antonio Janigro nel 2018 è stato invitato a tenere masterclasses per l’ Università di Musica di Zagabria e presso il Conservatorio di Musica G.B.Martini di Bologna. Dal 2015 e’ artista rappresentato dalla New York Classical Music Society di New York, della quale società è direttore artistico per l’ Italia dal 2020. E’ direttore artistico dell’ Accademia Italiana D’ Archi “ Antonio Janigro “ che ha sede ha Genova/Italia e del cui comitato di studi fanno parte Damir Janigro, Michael Flaksman, Antonio Meneses, Gustavo Tavares, Sandro Laffranchini, Giuseppe Ettorre, fra gli altri. E’ membro della giuria per l’ Orchestra dei Giovani della Comunità Europea ( EUYO) e per la New York Music Classic Society.

Com’è iniziato il suo percorso musicale? Ho iniziato a suonare il violoncello a poco più di cinque anni, il nonno mi aveva portato a casa uno strumento piccolo con il quale ho iniziato subito a giocare. Ricordo bene le ore passate a cercare di tirare fuori un suono decente e anche con quale divertimento. Quel divertimento mi è rimasto tutt’ oggi nel passare ore con lo strumento e non mi fa sentire la fatica dello studio. Il gioco, cioè divertirsi con quello che si fa nella vita è fondamentale.

Certo ho passato gli anni fino al mio diploma al Conservatorio N. Paganini di Genova a dover sacrificare molto della vita normale, vita che facevano i miei coetanei che non studiavano uno strumento, quindi a concentrarmi sullo studio dello strumento, con poche distrazioni e con giornate fatte di dieci dodici ore di studio tutti i giorni ma crescendo ho capito che per potersi esprimere con la musica non ci sono altre strade che la dedizione, lo studio e la perseveranza. Riuscire a divertirsi con quello che si fa, anche nel lavoro duro quando le mani fanno male per l’esercizio, vuol dire avere una sensazione del tempo che scorre con meno pesantezza, una visione piu’ umana dove la parola “sacrificio” diventa “ investimento” o “ costruzione “.

E’ Presidente della prestigiosa Italian Cello Consort, gruppo del quale è direttore artistico e musicale, Quali sono i programmi di queste istituzioni? Italian Cello Consort riunisce altre 600 violoncellisti italiani e stranieri che vengono in Italia a suonare e partecipano a questo progetto, moltissime prime parti dei nostri Teatri Nazionali, come La Scala di Milano e altri solisti del circuito europeo unitamente ai migliori studenti. Scopo del gruppo è diffondere la musica per la gente oltre che naturalmente la bellezza del violoncello con  grandi reunion di oltre 130 violoncellisti e gruppi ed ensemble dal trio in su. Diffondere la musica gratuitamente per la gente, cioè permettere alle persone di andare a sentire concerti che non prevedono costi per la popolazione utilizzando i molti sponsor e i finanziamenti pubblici per le operazioni culturali. 

Durante le nostre reunion vengono organizzati masterclass da importanti docenti e solisti di fama internazionale che per gli studenti sono gratuiti, dove si ha tempo per fare lezione ma anche di cenare insieme e svagarsi nel tempo libero contribuendo alla crescita culturale collettiva oltre che alla crescita personale. L’ obbiettivo di Italian Cello Consort è anche quello della valorizzazione del territorio e dell’ ambiente, molti luoghi come le piazze, i teatri, le vie delle città diventano un palcoscenico naturale dove le persone sono protagoniste.

Per esempio un intervento che facciamo spesso e che piace moltissimo allea gente è il “ Conduct us “ cioè far dirigere un passante o una persona a caso del pubblico, l’ incontro fra un’ orchestra di professionisti e un passante è esilarante e anche questo contribuisce a far incontrare la musica classica alle persone che normalmente non la ascoltano. Portare la musica anche in luoghi dove normalmente non si fanno concerti contribuisce a far sentire le persone, esecutori e pubblico,  protagoniste di un evento unico, la musica ha il potere di parlare a tutti.

Con l’Italian Cello Consort ha celebrato il centenario della nascita di Antonio Janigro a Zagabria Croazia, quanto questo grande artista ha influito sulla sua formazione musicale? Si, abbiamo realizzato il centenario della nascita del grande Antonio Janigro sia a Zagabria in Croazia che in Italia al Conservatorio G.B. Martini di Bologna, a Zagabria 158 violoncellisti provenienti da tutte le parti del mondo hanno preso parte a questo evento commemorativo. Per l’ occasione insieme a Michael Flaksman ho tenuto un masterclass per l’ Università della Musica di Zagabria, momenti unici, condivisi anche con il figlio di Janigro, Damir che è l’ anima della memoria del padre e mio carissimo amico nonché il nostro testimonial dell’ Accademia Janigro, insieme ad Antonio Meneses, Gustavo Tavares, Sandro Laffranchini, Giuseppe Ettorre e moltissimi altri meravigliosi musicisti. Antonio Janigro è stato uno dei piu’ grandi violoncellisti della storia e un didatta meraviglioso.

Lo conobbi quando lui era verso la fine della sua vita ed io giovanissimo, grazie a Michael Flaksman, suo allievo e mio maestro, ed è stato un incontro di quelli che ti cambiano la vita. E’ difficile incontrare un maestro simile, che aveva fatto della didattica la sua eccellenza, amato e ricercato dai suoi allievi e dalla gente, un’ uomo col quale potevi parlare di tutto grazie alla sua sensibilità, un prodigio sul violoncello e nell’ insegnamento, desiderava il bene di tutti i suoi allievi, anche dedicando ore a comporre studi specifici per ognuno e che ha lasciato una base tecnica di studi per violoncello che è stata per me, come per tutti gli altri, una guida sicura durante tutto il percorso di studi.

E’ membro della giuria per l’ Orchestra dei Giovani della Comunità Europea ( EUYO) e per la New York Music Classic Society. Cosa può dirci di queste organizzazioni così importanti? L’ Orchestra dei Giovani della Comunità Europea, fondata dal grande maestro Claudio Abbado, prima ECYO poi EUYO, è un progetto nel quale suonano, tramite audizioni, i migliori talenti a livello europeo, un progetto che ha visto l’ orchestra esibirsi con i piu’ prestigiosi direttori a livello mondiale e che ha suonato anche per i capi di stato di tutti i paesi durante l’ Armistice Day in Francia.

Sostenuta in Italia dalla RAI, Radio Televisione Italiana, ente che ha molto a cuore lo sviluppo dei giovani e della cultura del nostro paese. L’ orchestra è stata recentemente assimilata dal Parlamento Europeo come organismo stabile. La New York Classical Music Society, fondata nel 2004 dal suo Presidente e Direttore Esecutivo, la pianista Lynn Czae è rapidamente diventata una delle principali organizzazioni mondiali nel presentare  artisti d’élite di musica classica di oggi al pubblico internazionale. Concerti, corsi di perfezionamento, conferenze-recital, eventi orchestrali, festival e opere, rappresentano la miriade di attività che la NYCMS presenta ogni anno in tre continenti. 

Il portfolio della Società comprende illustri pianisti, virtuosi di archi e fiati, direttori, compositori e stelle nascenti del mondo del concertismo, della canzone e dell’opera. I luoghi in cui vengono presentati eventi e festival sono rappresentativi della mission della Società intenta a creare un “villaggio globale” di musica classica : New York, Londra, Seul, Parigi, Edimburgo, Venezia, Kiev, Berna, Ginevra, Tokyo, Pechino, Shanghai, Hochiminh ecc. La New York Classical Music Society è un’organizzazione no profit, che collabora regolarmente con alcune delle principali istituzioni artistiche del mondo tra cui: Milano Metro Orchestra, New York Repertory Orchestra, Chamber Music Society of Southern California, Seoul Chamber Ensemble, Bartok Society of California, Central Florida Wind Chamber, Erato Ensemble, Dawn and Dust Festivals e United Artist Guild. 

Oltre al suo obiettivo principale, i generi di film, cinematografia, arti visive e jazz sono tra i campi trattati dell’organizzazione. Sono molto contento di essere stato nominato nel 2020 Direttore Artistico per l’ Italia della New York Classical Music Society, è un’ organizzazione meravigliosa che riunisce solisti e musicisti di grande pregio, un grande onore per me.

E’ stato allievo di Michael Flaksman diventandone successivamente suo assistente e con il quale ha diffuso e approfondito per oltre 25 anni la tecnica di Antonio Janigro nel mondo, Chi era veramente Michael Flaksman? Michael Flaksman è stato molto di piu’ di un insegnante e un grande violoncellista per me. E’ stato come un papa’ o un fratello durante tutta la mia carriera fino a ottobre scorso, mese in cui ci ha lasciato. 

Dopo il diploma ho fatto il perfezionamento con lui alla Hochschule dove ho cominciato a fare il suo assistente. Formatosi nella classe del grande Antonio Janigro, Michael ha ereditato non solo la sua didattica eccellente, ma anche la capacità di far sentire all’ allievo quell’umanità reale che sostiene la vita e la speranza, e che fa credere di poter riuscire anche di fronte ad un ostacolo enorme. Flaksman fu scelto da Janigro per portare avanti la sua didattica ed esattamente come Janigro, ha permesso ad ognuno di noi di svilupparsi in base alla propria personalità, non diventando suoi cloni ma individui autonomi nel rispetto delle rispettive personalità e talenti. Ricordo la prima volta che ho visto la sua libreria a casa in Germania: era piena zeppa di studi che il maestro gli aveva lasciato, quegli studi che abbiamo “macinato” fin da ragazzi e che custodisco con attenzione sia nella mia libreria che nel cuore. Ogni spartito catalogato con cura e con tutte le annotazioni che Michael fin da ragazzo aveva scritto nelle lezioni con Janigro. Dopo il Conservatorio, ho fatto il triennale di perfezionamento con lui a Padova, nella bellissima Villa Contarini e poi l’ho seguito alla Hochschule di Mannheim.

Michael è stato molto più di un maestro, mi ha sostenuto nei momenti difficili della vita credendo in me. Ripensando al lungo viaggio fatto insieme, non possono non venirmi in mente le bellissime parole di Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”. Ho suonato molte volte il suo Stradivari (1698) in concerto: era come vivere un sogno diventato realtà! E mi ha ospitato a casa sua quando frequentavo la Hochschule, sapendo che le spese di viaggio per uno studente erano rilevanti. Grazie a lui ho imparato a svegliarmi presto al mattino, lui iniziava con le scale all’ alba e io, che ero ancora a letto, cercavo di essere “migliore” di fronte ad un maestro che per primo si sfidava e cercava di progredire. Questa fu la prima lezione di vita, una delle tante che Michael ha condiviso con me. Ogni volta che scriveva a noi allievi per comunicare l’orario del semestre alla Hochschule ricevevo una lettera che iniziava cosi’: “ To illustrious members of my cello class “.

Questa enorme considerazione che aveva per ogni studente era un incoraggiamento in piu’ a studiare e a cercare di risolvere i problemi che si incontravano nello studio. Ha creato e sostenuto economicamente il Festival di Ascoli Piceno nelle Marche dove, grazie a lui, ho potuto suonare e conoscere grandi musicisti come Felix Ayo, con il quale poi ho inciso un disco con l’op. 87 di Brahms, Yuri Gandelsman, il meraviglioso flautista Angelo Persichilli e moltissimi altri, e proprio in quell’ occasione mi donò uno dei suoi violoncelli. Regalo che arrivo’ proprio in un momento complicato della mia vita nel quale avevo grossi problemi di salute, un incoraggiamento a vincere cui non potevo rinunciare, non gli avevo detto niente dei miei problemi di salute ma lui guardava molto piu’ dentro e cosi’ decise di regalarmi quello strumento che per me divenne, per usare una frase celebre “ Una nave per attraversare il mare della sofferenza “. È stato grazie a lui se da adulto sono tornato in quella Hochschule, dove avevo studiato, per insegnare. Michael mi ha invitato a tenere diverse masterclass per la sua classe e l’emozione di fare un concerto dei docenti nella sala dove da ragazzi facevamo i saggi è stato un altro suo regalo, per il quale non ci sono parole abbastanza grandi per definirlo.

Ricordo proprio il giorno in cui ho suonato in quella sala in occasione del concerto dei docenti, lui era venuto a salutarmi e non voleva mettermi in imbarazzo percio’ aveva ascoltato tutte le prove dalla cabina di regia senza farsi notare. Dovevo suonare la suite di Cassado’ fra gli altri brani e i giorni prima gli avevo chiesto se poteva sentirmi a lezione, ricordo che mi abbraccio’ e mi disse “ Oramai cammini con le tue gambe ed è una cosa meravigliosa perché togli fatica al tuo vecchio insegnante”. Scoppiammo a ridere, andammo cosi’ a bere qualcosa insieme e per la prima volta ho visto il mio maestro, che mi aveva sempre trattato da figlio, parlarmi come se fossi un fratello e confidarsi sui suoi problemi di salute.

Problemi seri, dei quali non parlava eccetto che con pochi intimi e non volentieri perché non amava lamentarsi. Cosi’ era Flaksman, un musicista appassionato e una persona talmente rispettosa e riservata da essere quasi invisibile a volte. Raffinato solista e camerista e prestigioso didatta, aveva una grande passione per la cucina italiana e per il vino della Toscana che si faceva inviare sempre dall’ Italia, apprezzava molto la bellezza di  Genova e della Liguria che amava definire “ la terra del vento della poesia “. 

Amava ascoltare le registrazioni musicali dello stesso brano eseguite da molti esecutori differenti, mi ricordo degli interi pomeriggi trascorsi in silenzio ad ascoltare musica, la lezione in quei casi era quella, saper ascoltare, non andare piu’ veloce sul violoncello ma avere una precisa cognizione di come si vuole suonare, prima ancora di sedersi allo strumento. Diceva “ Se il tuo pensiero è perfetto lo saranno anche i tuoi movimenti  sullo strumento“. Nell’ affrontare il repertorio francese ( Lalo, Saint Saens..) spesso mi parlava della cantante Edith Piaff per spiegare il “ filo “ di vibrato sottile e continuo oppure nel concerto di Schumann quando sentiva che ero a corto di idee musicali mi chiedeva “ Qual’ è la tua visione poetica di questa parte di brano ? Pensi solo a suonare o ti immagini anche qualcos’ altro ? “ Il suo legame con la poesia e le immagini poetiche era parte integrante della lezione. Uscivi dalla classe ispirato, incoraggiato, grato, anche se avevi una chiara visione dei tuoi limiti.

A lezione lavorava prima sulle tue cose belle, sulle tue qualità naturali, una volta che ti sentivi a tuo agio incominciava a vagliare le cose da migliorare. Grazie a lui ho conosciuto Antonio Janigro e il figlio Damir, oggi parte integrante e spirito dell’ Accademia Italiana D’ Archi “ Antonio janigro “ della quale sono direttore artistico. Ci siamo ritrovati uniti nel desiderio di diffondere la tecnica, l’insegnamento, il bagaglio culturale e umano di Antonio Janigro e abbiamo tenuto diverse masterclass insieme. La formula dell’insegnamento a due è stata una scoperta con risultati notevoli, anche in termini di didattica. Michael è stato Presidente onorario di “Italian Cello Consort” e Presidente dell’Accademia d’ Archi Italiana “Antonio Janigro”

Foto di Marco Dragonetti

Presso la Hochschule Mannheim ha tenuto regolarmente Meister Kurse invitato da Michael Flaksman, cosa abbiamo da imparare dalla scuola tedesca? Da imparare in campo artistico direi nulla, a livello organizzativo moltissimo, scuole che funzionano bene e che sono ben finanziate, servizi per gli studenti ineccepibili e classi moderne e ben attrezzate. I tedeschi hanno molto rispetto per la musica classica, questo è molto importante, la musica classica è un substrato che appartiene alla popolazione tedesca e dovrebbe far riflettere. Noi in Italia dovremmo inserire la musica nelle scuole, l’ ascolto con strumenti professionali, dare una scelta piu’ ampia di strumenti, anziché il solito flauto e la chitarra, di questo ne avremmo realmente bisogno.

Suona un bellissimo violoncello costruito da Pio Montanari e Mauro Lunati liutai in Genova, cosa vuol dire fare un violoncello? Significa creare uno strumento insieme, un lavoro di squadra fra chi lo fa, chi lo mette a punto e chi lo suona. Devo dire che veder nascere questo strumento è stata un’ esperienza entusiasmante, la cura dei particolari e la scelta di legni pregiati, sapientemente lavorati ha portato ad un risultato eccezionale. E’ importante lavorare con i liutai specie in una fase cosi’ delicata come la costruzione di uno strumento, la relazione che si instaura fra chi lo costruisce e chi lo suona è l’ingrediente di maggior successo, un lavoro di squadra insomma. 

Per i liutai vuol dire utilizzare legni che magari hanno acquistato 30 anni prima, rimasti accatastati in bottega, disegnarli, tagliarli, levigarli, spessorarli e verniciarli e infine sentire la loro prima voce. Un’ esperienza che grazie anche all’ amicizia che ho con Pio e Mauro ho potuto vivere fino in fondo. Scherzando, ma neanche tanto, si potrebbe definire quasi un parto.

Lei vede dei punti comuni tra la musica russa e quella italiana? Moltissimi, la sensibilità e la genialità e soprattutto la passione. Sento molto vicina la cultura russa anche perché non si puo’dire di essere dei veri musicisti se non si approfondisce la musica russa, compositori e solisti che hanno fatto la storia della musica mondiale, basti pensare a Prokoviev e Rostropovitch che insieme hanno rielaborato il concerto per violoncello op.58 facendolo diventarare la sinfonia concertante op. 125, un brano la cui composizione anche tecnica è stato uno dei miei concerti del diploma. 

Quando sono stato a Mosca per la prima volta ho incontrato ottime persone e musicisti meravigliosi, anche in altri posti come Volgograd e San Pietroburgo ho sempre avuto l’ impressione di essere a casa, ricordo quei momenti e gli occhi pieni di sorrisi di tantissime persone. Credo che il nostro “ sentire” sia molto piu’ vicino di altre popolazioni ed inoltre ho trovato una preparazione culturale seria e ben strutturata.

Cosa ne pensa della scuola di musica in Italia? Penso che la nuova riforma non abbia aiutato molto, ci sono moltissimi esempi che potrei fare da tecnico e potremmo parlarne perché la Cultura nell’ ultimo decennio in Italia è sempre stata ridotta nei fondi e finanziamenti, cosi’ come la Sanità pubblica di cui in questo periodo particolare si sente parlare spesso e la situazione è sotto gli occhi del mondo. Analogamente i tagli sulla Cultura magari non hanno effetti cosi’ evidenti come i posti letto in terapia intensiva ma sono importanti quasi alla stessa stregua perché le persone, che hanno il diritto sacrosanto di essere curate hanno lo stesso diritto di vivere una vita stimolante e ricca, la Cultura fa questo, altrimenti la nostra vita diventa “ sopravvivere “. 

La scuola in Italia sta in mezzo a queste problematiche e paradossalmente un medio strumentista che ha due o tre anni di servizio in una scuola musicale vince in titoli di servizio nelle graduatorie a dispetto magari del solista che fa moltissimi concerti e masterclass e che magari potrebbe anche insegnare meglio lo strumento. Dico magari perché poi per insegnare conta tutto, l’esperienza, la didattica e tutto il resto.

Quando mi sono diplomato io, il corso era unico, cioè facevi 10 anni con lo stesso insegnante e nella stessa classe, di norma, quindi quando entravi in classe sentivi quello al primo anno, quello a metà corso di studi, quello al diploma ora è tutto spezzettato in bienni e trienni dove quasi non ci si conosce e ci sono moltissime materie complementari che sono al limite. I ragazzi hanno poco tempo fra scuola e sport e bisognerebbe che il tempo residuo che hanno lo trascorressero sullo strumento. Non è possibile imparare a suonare bene – anche questo visto nella norma – uno strumento dedicandoci il tempo che rimane o una / due ore al giorno.

Qual è il posto in Italia che consiglierebbe ai viaggiatori russi? Da ligure e genovese la mia terra. A parte le riviere che tutti conoscono, Portofino, Cinque Terre che sono paradisi di una bellezza inaudita, Genova offre un patrimonio artistico e culturale unito allo stile e all’ organizzazione di un città del nord Italia che si affaccia sul mare, con un centro storico sconfinato e moltissimi spunti artistici quali concerti e mostre, un acquario gigantesco e fra i piu’ curati d’ Europa ed anche una tradizione enogastronomica da Regina del Mediterraneo. L’ aereoporto è ha 15 minuti dalla città ed è ben collegata con Roma, Firenze, Milano e la Francia.

Potrebbe dare un consiglio per i turisti russi? Venite in Liguria, è una terra meravigliosa.