Foto dell’articolo e di copertina: Marco Mosti

In “Omaggio a Khaled al Assad”,  al Festival dei suoni del Golfo di Lerici, sono state utilizzate nella scenografia alcune immagini inedite della città di Palmira. Giuliano Gennari, il fotografo free lance di queste  foto bellissime e straordinarie ci racconta la storia.

Nel ’91, mentre i nostri amici partivano per le Maldive, io e mia moglie decidemmo di visitare il Libano. Dopo la guerra civile un trattato di “fratellanza” era stato firmato tra Siria e Libano, e nostri conoscenti armeno-libanesi ci dicevano che parte del Paese si poteva visitare in sicurezza. Partimmo, noi con nostro figlio di dieci anni, e a Beirut affittammo un fuoristrada. Fu un bel viaggio. Un paese interessante. La valle della Bekaa era fortemente presidiata dai siriani, ma potemmo visitare Baalbek senza problemi. Poi passammo in Siria, fermandoci tre giorni a Damasco, e poi filando dritto a Palmyra. Una splendida città in mezzo al deserto. Splendide rovine, sopravvissute ai secoli con grande dignità. Una ragazzina che pascolava alcune capre.

Un signore colto ed entusiasta che, oggi, mi piace pensare potesse essere Khaled-Al-Asaad. Un grande cielo blu, senza scie. Una strada nera asfaltata, senza traffico. Senza torpedoni, senza turisti dell’ultima ora. Al ritorno, ad un posto di blocco, i militari ci obbligarono ad aprire le macchine fotografiche ed a consegnare i rullini. Peccato. Però un rullino esposto ce l’avevo conservato nel taschino della camicia. Ed ora ecco qua quelle foto scannerizzate. Una testimonianza del passato. Com’era Palmyra…