Gli scheletri nel teatro

Le tue tempie son brizzolate oramai
E non ti spaventa il bagliore della verità. Oramai.
I tuoi giovani sogni si son dissolti
E hai il tuo diario- il manoscritto degli anni…
I tuoi occhi non si stupiscono più
Ed è quieto il tuo respiro-
Tutti segni della vita e dell’esperienza.

Ma c’è ancora un susseguirsi di lettere
Che fa gelare il tuo sangue,
E non ti lascia mai l’orrore cupo  della parola ”Assedio”.

Nei tuoi geni e nella tua corteccia
Son vivi gli scheletri
Che strappano a morsi il pane raffermo,
Gli scheletri che lasciano scivolare i cadaveri dei figli
Sotto al ghiaccio della Neva che mai si scioglie.
Gli scheletri che coprono le statue
Del Giardino estivo, per salvarle dalle bombe
E che piantono i cavoli rompendo le pietre della Piazza del palazzo…
Tutto questo è la parola ”Assedio”.

E son rimasti senza fiato
Sia gli angeli pallidi
Che i demoni gagliardi,
Quando videro gli Scheletri seduti nel teatro
Ad ascoltare la ”Leningradskaja”-
Era la fossa comune viva.

Questa è la fossa comune
Della nostra anima,
Mischiata al sangue,
Alla dose del pane giornaliera
E tritata assieme alle ossa.

Ed ora noi siamo tranquilli
Nella nostra quotidianità,
San-Pietroburgo maestosa
Ci accoglie nelle sue bellissime vie e palazzi,
Abbiamo tutti il nostro diario- il manoscritto degli anni,
Ma il 27 di gennaio ogni volta lo scheletro rabbrividisce…

Ioulia Makarova Liakh