Gianluca Ramazzotti, interprete e produttore dello spettacolo: “Il genio di Katchà tratteggia senza compiacimento la natura umana, con un realismo crudo in cui l’ironia non è mai assente. Di fronte all’orrore affrontato con derisione, lo spettatore ride molto di questi piccoli personaggi disegnati con profonda sapienza tridimensionale”.

Arriva in teatro la drammatica storia La cena delle belve (Le Repas des fauves) di Vahè Katchà, che racconta la storia di sette amici che, nell’Italia del 1943, durante l’occupazione tedesca, si ritrovano per festeggiare il compleanno di uno di loro. Una serata diversa, per staccare un attimo dalle tragedie e paure della guerra, che scorre tranquilla fino a quando un fatto inaspettato modifica all’improvviso il clima di festa. Un dramma sull’istinto di sopravvivenza che porta a cancellare qualsiasi rapporto di affetto e di amicizia al desiderio di vivere a costo di tutto. Un concetto che Victor, il padrone di casa giustifica lucidamente “Al nostro posto chiunque agirebbe così: davanti al plotone di esecuzione non mi mostrerei più coraggioso di un altro, perché ormai sarebbe finita, ma per evitare di arrivarci farei qualunque cosa, qualunque cosa, qualunque cosa!” Il testo alterna momenti di tensione ad altri di risate e divertimento, coinvolge lo spettatore fino all’inaspettato finale, e lo costringe ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi.

La vicenda è abilmente  scandita da proiezioni di disegni animati, e accompagnata in sottofondo da musiche d’epoca Il testo alterna momenti di alta tensione ad altri di risate e divertimento, coinvolge emotivamente lo spettatore fino all’inaspettato finale e lo costringe ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi: il libraio e sua moglie che organizzano la cena; il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco; un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita; una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un omosessuale cinico e un affarista collaborazionista. Fino a domandarsi: cosa farei al loro posto?  Già dal 2010 Gianluca Ramazzotti pensava di portare in Italia Le repas des fauves. “Rimasi molto colpito, vedendo lo spettacolo, dal grande potere drammaturgico del testo e dalla grande immedesimazione del pubblico verso una storia così dura, trattata con profondità e ironia. Il testo mescolava sapientemente leggerezza e cupezza, ironia e dramma in un modo così perfetto da renderlo un capolavoro. Serviva però una mano italiana, un autore che potesse rendere nella traduzione e nel suo adattamento ogni singola sfumatura, ogni piccolo passaggio in un contesto storico come quello che viveva l’Italia in quegli anni”. Questo è stato l’ultimo lavoro di Vincenzo Cerami in cui è riuscito a dipingere con crudeltà ma anche con un tocco di leggerezza il meglio e il peggio dell’animo umano, all’interno di una vicenda più grande: la guerra.

Ottimo tutto: elaborazione drammaturgica, attori, la regia, scene, costumi, disegno luci e direzione tecnica, disegni animati e proiezioni. Una perla nel panorama teatrale attuale. Uno spettacolo da vedere.

La storia In periodo di guerra sette amici si ritrovano a cena per festeggiare il ventiduesimo compleanno di Sophie, moglie del libraio Victor. Gradualmente arrivano gli invitati: il dottor Magus, un medico condotto che arriva in bicicletta, lasciando a casa la moglie Madeleine; Francoise, moglie in procinto di divorzio di un uomo prigioniero di guerra; Jean Luis, un reduce rimasto cieco dal fronte bellico; Claude, professore universitario di filosofia e lo zio Francy, industriale, che arrivando si presenta fingendosi per scherzo un ufficiale tedesco che sbraita fuori dalla porta per entrare. Ciascuno partecipa alla cena con doni per la festeggiata o con pietanze acquistate al mercato nero. Il padrone di casa Victor, sceso in cantina per cercare alcune bottiglie di vino si imbatte in un vicino ebreo nascosto, il pellicciaio Stern, e decide di aiutarlo nascondendolo in un vano segreto della biblioteca; quindi torna al piano di sopra e, dopo avere raccontato il fatto alla moglie che non gli crede, ritorna nel salone apparecchiato per la cena. Il clima festoso viene interrotto da alcuni spari provenienti dalla strada, e affacciandosi alla finestra gli invitati scorgono due soldati tedeschi a terra, vittime della sparatoria.

Sul palco, sotto la regia associata di Julien Sibre e Virginia Acqua: Marianella Bargilli, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Emanuele Salce, Silvia Siravo.

Sul palco, sotto la regia associata di Julien Sibre e Virginia Acqua: Marianella Bargilli, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Emanuele Salce, Silvia Siravo.

Chiusa la finestra per non rimanere coinvolti e tornati alla cena, dopo alcuni minuti si presenta alla porta il comandante delle SS che esige, per rappresaglia, la consegna di venti ostaggi tra cui due persone tra i presenti nella stanza, ritenuti possibili testimoni non collaboranti. La richiesta del comandante è però che siano essi stessi ad individuare all’interno del gruppo due ostaggi da consegnare, promettendo di ritornare per la consegna dei prescelti alle ore 21.45. Inizia così nella sala un avvicendarsi di accuse e tentativi reciproci di giustificare la propria impossibilità a farsi avanti per morire, anteponendo gli altri con stratagemmi e idee strambe, manifestando egoismo e cinismo. Tra questi lo zio Francy tenta di telefonare ad un comandante della Gestapo conosciuto per affari di lavoro ma non lo trova; il dottor Magus telefona ad un altro ufficiale del quale aveva curato la moglie poi però deceduta; quindi lo stesso dottore viene fatto uscire dalla finestra per cercare un aiuto, con la possibilità di esporlo al fuoco tedesco; la festeggiata Sophie viene spinta a sedurre il comandante per salvare la vita al gruppo. Tutti i tentativi si rivelano però vani, esitando soltanto in un progressivo acuirsi del cinismo reciproco e portando alla luce torti mai raccontati, quali ad esempio il tradimento di Sophie della fedeltà coniugale.

Il bombardamento inglese sulla città, preceduto dalla sirena di allarme senza possibilità di rifugio nella cantina, completa l’opera distruttiva sulla cena facendo cadere oggetti e quadri e facendo credere ai presenti di essere ormai finiti: tuttavia la casa e il salone resistono al bombardamento, e tutti tornano alla paura del responso finale, al culmine delle ostilità all’interno del gruppo. L’orologio batte l’ora prevista per la comunicazione della decisione, e il comandante torna alla porta a richiedere i due ostaggi. Non avendo trovato una soluzione, è lui stesso a proporre che sia il cieco Jean Luis, camminando in una direzione casuale a scegliere ignaro le prime due persone toccate: vengono scelti in questo modo il dottor Magus e lo zio Francy, che piagnucolando cominciano a esprimere le loro ultime volontà. Ma un colpo di scena lascia tutti a bocca aperta: i due attentatori della strada sono stati catturati, e pertanto non è più necessaria alcuna rappresaglia. Il comandante se ne va salutando educatamente il gruppo ed augurando buon compleanno a Sophie.

L’atmosfera è però irrimediabilmente rotta dagli eventi accaduti e dalle parole dette gli uni contro gli altri, pertanto il gruppo si va disperdendo; Victor, vantandosi della sua lealtà (pur sconfessata dagli eventi precedenti) racconta a tutti dell’ebreo Stern nascosto in biblioteca, ma andatolo a cercare non lo trova, scoprendo una piccola finestra aperta dalla quale lo stesso Stern è apparentemente fuggito lasciando il luogo ostile. Dopo tale scoperta, rientrati nel salone, lo zio Francy invita i partecipanti a dimenticare quanto successo, e con eccessiva facilità i gruppo si riporta a tavola intorno alla torta con le candeline accese e intona in coro “Tanti auguri a te” alla festeggiata Sophie.