Marco Vratogna, nato alla Spezia nel 1973, ha iniziato gli studi musicali nella sua città presso il Conservatorio “Puccini” e si è perfezionato sotto la guida di Leone Magiera. 

Ha debuttato nel dicembre 2000 nel ruolo di Stankar in Stiffelio al Teatro Verdi di Trieste, ottenendo grandi consensi di pubblico e di critica.

Da protagonista debutta invece nel prestigioso ruolo di Macbeth al Teatro Comunale di Modena, dove successivamente torna per un recital e per il concerto dedicato ai 40 anni di carriera di Luciano Pavarotti.

É l’inizio di una brillante carriera che nell’arco di breve tempo lo porta a calcare le scene dei più importanti teatri del mondo, dalla Fenice di Venezia, al Metropolitan di New York, dall’Arena di Verona al Wiener Staatsoper, solo per citarne alcuni, dando voce ad oltre 30 ruoli.

Artista dalla straordinaria presenza scenica, Vratogna è senza dubbio un fuoriclasse, pienamente padrone dei ruoli che interpreta e da una rara precisione esecutiva che lo ha consacrato al pubblico internazionale.

Come è nato il tuo amore per la musica, in particolare per la musica lirica? Nasce grazie a mio nonno che era un appassionato di lirica, da giovane cantava, aveva una voce da tenore, ha anche vinto dei concorsi EIAR la RAI di una volta. In casa si respirava musica lirica perché mio nonno era del 1911, mio padre è nato dopo vent’anni di matrimonio e quindi in famiglia amavano la musica lirica perché in quegli anni era normale, era un po’ come si ascolta il pop adesso. La mia passione è nata da lì.
 
C’è stato un momento dove hai capito che questa sarebbe stato la tua professione?  L’ho sempre saputo fin da piccolo, avevo una voce potente e particolare, mi piaceva cantare, cantavo ovunque. Il fattore scatenante è stato una trasmissione condotta da Raffaella Carrà, mi pare di domenica pomeriggio, c’era Mario Del Monaco che cantava Un amore così grande, e da lì è scattata la molla e ho detto a mia madre che avrei voluto fare questo lavoro nella vita.  Devo dire che i mei genitori mi hanno sempre agevolato per raggiungere il mio sogno, hanno sempre creduto in me.
 
Qual è stato il tuo debutto ufficiale nel mondo della lirica? Il mio debutto è stato nel 2000, ho sempre studiato da autodidatta poi sono andato a Modena nell’ottobre del 1999, avevo trovato un maestro che più che un metodo mi ha trasmesso la filosofia e lo stile di vita del canto, era un pianista di vecchia data, sono stato a lezione da lui per sei mesi e già nell’ottobre del 2000 debuttavo. 

Ti ricordi l’emozione che hai provato nel primo applauso in un teatro? Diciamo che l’emozione inizialmente era rivolta più che all’applauso alla mia prestazione, perché questo tipo di canto è sempre dal vivo, hai sempre bisogno di mantenere un equilibrio psicofisico perfetto. Il fatto di cantare di fronte al pubblico mi portava un po’ di paura perché nella lirica la voce è senza microfono e devi saperla gestire nel minino dettaglio, puoi incominciare ad abbandonarla solo quando hai capito il funzionamento del corpo. Il riscontro più importante l’ho avuto quando ho cominciato ad avere più sicurezza e ho cominciato a godere di quello che stavo facendo, il riscontro del pubblico e venuto di conseguenza.  

Ti sei esibito nei teatro più importanti del mondo, Il popolo russo è noto come molto amante delle musica lirica, Sei mai stato in Russia? Ti piacerebbe esibirti in un teatro russo? Ho cantato con tanti colleghi russi ma in Russia non sono mai stato, mi piacerebbe molto cantare di fronte al pubblico russo. 

Quali sono le difficoltà di questo mestiere? Avere la conoscenza del proprio corpo, saper gestire le tensioni, riuscire ad analizzare le problematiche della tecnica, cercare di portare il corpo alla propria natura, alla recitazione corretta, poter agire, recitare, non avere limiti di azione e muoversi in modo naturale, io dico arrivare ad un nulla consapevole, cioè conoscere ogni piccolo muscolo del corpo che si mette in azione quando sei sul palcoscenico. 

Cosa consiglieresti ad un giovane che sogna di fare la tua carriera? Gli consiglierei di prenderla come si prende la vita, tutto quello che viene narrato sul palcoscenico appartiene poi a delle situazioni di vita quotidiana, non c’è niente di diverso. Analizzare ogni piccola parola e movimento e sopratutto di non preoccuparsi tanto della voce quanto dell’aspetto interiore, dell’arricchimento dell’anima e dello spirito, cercando un proprio equilibrio. Come si vive la vita quotidiana, un’esperienza continua, senza limiti ma con grande umiltà.

Stai lavorando un progetto pop, Il 7 febbraio uscirà il tuo singolo ‘Io sono il vento’ una rilettura Arturo Testa che arrivò secondo al Festival di Sanremo del 1959? Come mai hai scelto questo brano? Puoi darci qualche anticipazione in più sul progetto? E’ un brano che mi è stato consigliato, non lo conoscevo, dopo averlo ascoltato mi è piaciuto molto. Arturo Testa ha le mie stesse caratteristiche, è un baritono come me e quindi è un pezzo che si presta benissimo alle mie corde, è ideale per la mia voce. Così ho deciso di cominciare a lavorare sugli arrangiamenti nella sala di incisione di Totò Cutugno con i suoi arrangiatori e con Demetrio Sartorio, ex procuratore delle Vibrazioni. Il brano ha una struttura musicale classica dove vengono esaltati i suoni non per la bellezza ma per la comunicazione, perché comunicano gli stati d’animo del testo della canzone, con dei giochi elettronici che esaltano la struttura della musica. La freschezza è che per la prima volta un cantante lirico vero, di carriera classica, si avvicina ad un brano che non mi piace definire pop ma che forse diventerà popolare e che si potrà avvicinare a qualsiasi età.
Tra i tanti ruoli che hai interpretato nei vari teatri del mondo, c’è un ruolo che ami particolarmente interpretare? Non ce n’è uno che amo di più perché tutti i ruoli che ho interpretato mi piacciono molto, anche perché quelli che non mi piacciono non li faccio. Sono tutti ruoli che amo molto, molto introspettivi, molto articolati, mi piace studiarli nei minimi dettagli. Amo molto Shakspere e quindi tutti i ruoli che sono stati musicati da Giuseppe Verdi, perché hanno mille sfaccettature e dinamiche. Mi piace molto l’agire sul palcoscenico, la recitazione che poi vera recitazione non è perché l’ho ridotta al minimo, senza esaltarne i movimenti, lasciandoli spontanei.  

Pensi che in Italia, questa forma d’arte abbia il giusto spazio o dovrebbe esserci più attenzione al mondo della lirica? Manca tantissimo l’informazione in Italia, la lirica si definisce solo Pavarotti, Placido Domingo o Carreras, ma ci sono tanti giovani di talento emergenti che hanno bisogno di spazio, perché per interpretare ruoli drammatici come i miei hai bisogno di anni di esperienza dove calcare i Grandi palcoscenici e la macchina della recitazione per renderla più naturale e per superare le difficoltà musicali e orchestrali. Manca l’informazione, viene definito il più grande tenore lirico del mondo Boccelli, io non ho niente in contrario che lui possa cantare con una sorta di voce tenorile imitandone l’effetto, ma per avere credibilità è completamente diverso.

Per quanto abbia il massimo rispetto per quello che ha fatto nella musica pop è lontano da la vera lirica. Una cosa è registrare delle aree d’opera e un’altra è affrontare un’opera intera con la recitazione e tutto il resto e con un armonicità che la maggior parte dei cantanti pop non hanno mentre i cantanti lirici le hanno naturalmente, è una questione fisica, i cantanti pop usano il microfono per far sentire la voce, la fa Bocelli, lo fa Il Volo, lo fanno tutti. Non so perché nessuno dica la verità dei fatti, non è una critica nei confronti di nessuno, ma siccome tutti si arrogano il diritto di parlare senza competenza, io parlo delle mie competenze che sono quelle classiche e quelle liriche, nel settore dove mi muovo da anni con risultati che sono evidenti in tutto il mondo, un cantate lirico che si avvicina al pop e non un cantante pop che cerca di imitare un cantante lirico.
 
Nella vita di tutti i giorno che tipo sei? Hai altre passioni oltre alla musica? Ho tante altre passioni, cerco di realizzare altri sogni, per me la musica è un accompagnamento alla vita, non si differenzia da tutto il resto. Ho tanti altri sogni che sto cercando di realizzare.