Animalia Fashion a cura di Patricia Lurati
Palazzo Pitti, Museo della Moda e del Costume 8 gennaio – 5 maggio 2019

La Moda (e non solo l’Arte) come “scimmia della Natura”. La Moda come favoloso teatro e scoperta delle meraviglie del mondo animale, che per gli stilisti diventa fonte di ispirazione, o che crea accostamenti inaspettati nell’immaginazione dell’osservatore. La Moda, dunque, intesa anche come espressione artistica del nostro stupore per le bellezze dell’universo.
Nella mostra, concepita come un fantastico, iperbolico museo di storia naturale, abiti, accessori e gioielli diventano un’esperienza, un viaggio nella storia della scienza zoologica, ma soprattutto una scoperta di forme e colori che volta a volta evocano insetti, pesci, uccelli, conchiglie, animali comuni e rari. Lo stile contemporaneo – vengono esposti esempi dal 2000 al 2018 – esprime il suo straordinario potere creativo grazie anche ad abbinamenti inaspettati, nelle sale del Museo, con veri animali impagliati, con farfalle e altri insetti custoditi in teche, ma anche con disegni tratti da antichi bestiari e pagine da tacuina sanitatis medievali.

Fig. 1 Prada Borsa Entomology Collezione privata Fig. 2 Ulisse Aldrovandi Tavole di piante e animali, ms. 124, vol. IV, tav. 57 Biblioteca Universitaria di Bologna, © Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Fig. 1  Prada Borsa Entomology Collezione privata — Fig. 2 Ulisse Aldrovandi Tavole di piante e animali, ms. 124, vol. IV, tav. 57 Biblioteca Universitaria di Bologna, © Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Kiki Smith. What I saw on the road a cura di Eike Schmidt e Renata Pintus
Palazzo Pitti, Galleria d’arte moderna, Andito degli Angiolini 14 febbraio – 2 giugno 2019

What I Saw on the road è la personale che le Gallerie degli Uffizi dedicano a Kiki Smith (Norimberga, 1954), una delle protagoniste dell’arte contemporanea, femminista militante, presente con la sua opera nelle più prestigiose istituzioni internazionali (dal MoMA di New York al Museum of Modern Art di San Francisco, dalla Haus Esters Museum di Krefeld alla Fundació Joan Miró di Barcelona) e vincitrice per acclamazione della 51ª Biennale di Venezia del 2005 con l’ installazione Homespun Tales.

Kiki Smith coniuga le tecniche tradizionali (la fusione, la terracotta, l’arazzo, l’incisione) con la più sofisticata tecnologia digitale, e i suoi temi attingono alle fonti visive del Medioevo cristiano, della protoscienza sette-ottocentesca e di certo surrealismo, con risultati capaci di rappresentare ancora le ossessioni, le lacerazioni, le contraddizioni dell’umanità di oggi.

Tematica centrale e pressoché esclusiva del suo discorso è stata fino a tutti gli anni ’90 la corporeità, e in particolare il corpo femminile in tutta la sua fragilità ma anche eroicamente capace di riscatto e ribellione. Più di recente la riflessione dell’artista si è allargata a considerare l’intero rapporto tra uomo, natura e cosmo: le immagini che ne sorgono hanno assunto i toni di una grazia pacificatrice che può essere una soluzione, un antidoto in tempi di odio e brutalità. Tutto questo si avverte nell’afflato quasi animistico di alcuni dei 12 arazzi jaquard nella mostra, ai quali – nelle sei sale del percorso espositivo – si affiancherà anche una selezione di sculture.

Fig. 1 Kiki Smith Earth 2012 arazzo jacquard (edizione di 10) Edito da Magnolia Editions © Kiki Smith 2012, courtesy dell’artista e di Pace Gallery Fig. 2 Kiki Smith Guide 2012 arazzo jacquard (edizione di 10) Edito da Magnolia Editions © Kiki Smith 2012, courtesy dell’artista e di GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

Fig. 1 Kiki Smith Earth 2012 arazzo jacquard (edizione di 10) Edito da Magnolia Editions © Kiki Smith 2012, courtesy dell’artista e di Pace Gallery
Fig. 2 Kiki Smith Guide 2012 arazzo jacquard (edizione di 10) Edito da Magnolia Editions © Kiki Smith 2012, courtesy dell’artista e di GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

Il Carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi cura di Alessandra Griffo e Maria Matilde Simari Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Sala delle Nicchie 20 febbraio – 5 maggio 2019

In età barocca la festa era fantasia e magnificenza: enormi carri trionfali, maschere e allegorie, scenografie strepitose, sorprese a non finire. Tutto questo si incontra nella mostra, che ha come punto focale l’immagine della sfarzosa mascherata del principe Giovanni Battista Borghese per il carnevale romano del 1664. Il favoloso evento fu immortalato da Giovanni Paolo Schor, collaboratore di Pietro da Cortona e Gian Lorenzo Bernini, in un grande dipinto acquistato nel 2017 dalle Gallerie degli Uffizi per il futuro Museo delle Carrozze a Palazzo Pitti. L’opera verrà esposta insieme alla spettacolare Giostra dei Caroselli di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, eccezionalmente prestata dal Museo di Roma a Palazzo Braschi. In una suggestiva ambientazione notturna, alla luce di centinaia di fiaccole, il favoloso evento allestito in onore dell’ingresso trionfale nell’Urbe della regina Cristina di Svezia, fu animato da carri trionfali e personaggi mascherati, con pennacchi come esplosioni colorate. In mostra saranno esposti anche disegni, oggetti e incisioni (inclusa una selezione dei Balli di Sfessania di Jacques Callot), per rivivere la magia, gli effimeri strepitosi, le esagerazioni e i costumi dei carnevali e delle feste nel Seicento.

Johann Paul Schor (Innsbruck 1615 – Roma 1674) Il corteo del carro carnevalesco del principe Giovan Battista Borghese per la mascherata del giovedì grasso del 1664, Olio su tela, 122 x 317 cm. Gallerie degli Uffizi, Firenze

Johann Paul Schor (Innsbruck 1615 – Roma 1674) Il corteo del carro carnevalesco del principe Giovan Battista Borghese per la mascherata del giovedì grasso del 1664, Olio su tela, 122 x 317 cm. Gallerie degli Uffizi, Firenze

Antony Gormley. Essere a cura di Eike Schmidt e Max Seidel Gli Uffizi, Aula Magliabechiana 26 febbraio – 26 maggio 2019

La nuova, ampia sala espositiva Magliabechiana riunirà dodici opere di Antony Gormley, realizzate in diversi materiali e dimensioni, che esplorano il corpo nello spazio e il corpo come spazio. Altre due sculture saranno collocate negli ambienti della collezione storica, mentre una terza sarà installata sulla terrazza degli Uffizi, sopra la Loggia dei Lanzi. Molti di questi lavori sono stati realizzati per l’occasione, e sono frutto di un lungo processo creativo: tra essi Veer II (2018), un’evocazione tridimensionale in ghisa di un sistema nervoso al centro del corpo, a grandezza naturale, e Breathe (2018), un’opera espansiva di grandi dimensioni ricoperta di piombo, che applica i principi cosmici del Big Bang alla singolarità di un corpo soggettivo. Si è infine voluto cercare un ulteriore rapporto con la collezione storica degli Uffizi attraverso una sala dedicata al dialogo tra l’Ermafrodito dormiente, copia romana di età imperiale da un originale ellenistico del II secolo a.C. poggiante su un basamento, e il blocco Settlement (2005) che abbraccia invece il pavimento.

Fig. 1 - Antony Gormley Passage, 2016 Acciaio Corten 6 mm 202 x 72.2 x 1198 cm Veduta della mostra, White Cube Bermondsey, Londra, Regno Unito Foto © White Cube (Ben Westoby) © the artist Fig. 2 - Antony Gormley Feeling Material XXXVI, 2008 Barra in acciaio dolce 5 mm a sezione quadrata 238 x 196 x 178 cm Foto di Stephen White, London © the artist Fig. 3 - Antony Gormley Veer II, 2018 Ghisa 152 x 60 x 30.5 cm Foto di Stephen White, London © the artist Fig. 4 - Antony Gormley Seettlement, 2005 Blocchi in acciaio dolce di dimensioni variabili 24 x 208.5 x 60 cm Foto di Stephen White, London © the artist Fig. 5 - Antony Gormley Insider II, 1997 Ghisa 193 x 191 x 27 cm Foto di Stephen White, London © the artist

Fig. 1 – Antony Gormley Passage, 2016 Acciaio Corten 6 mm 202 x 72.2 x 1198 cm Veduta della mostra, White Cube Bermondsey, Londra, Regno Unito – Foto © White Cube (Ben Westoby) © the artist
Fig. 2 – Antony Gormley Feeling Material XXXVI, 2008 Barra in acciaio dolce 5 mm a sezione quadrata 238 x 196 x 178 cm Foto di Stephen White, London – © the artist
Fig. 3 – Antony Gormley Veer II, 2018 Ghisa 152 x 60 x 30.5 cm Foto di Stephen White, London © the artist
Fig. 4 – Antony Gormley Seettlement, 2005 Blocchi in acciaio dolce di dimensioni variabili 24 x 208.5 x 60 cm Foto di Stephen White, London © the artist
Fig. 5 – Antony Gormley Insider II, 1997 Ghisa 193 x 191 x 27 cm Foto di Stephen White, London © the artist

Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento 1861-1926 a cura di Simonella Condemi Palazzo Pitti, Galleria d’arte moderna, Sala del Fiorino 7 marzo – 26 maggio 2019

L’arco temporale considerato per la mostra prende avvio dall’ Unità Nazionale, che coincide con l’ iscrizione di alcune lavoratrici alla Fratellanza Artigiana (1861), e si conclude con il 1926, quando venne assegnato il Premio Nobel a Grazia Deledda: prima donna italiana a ricevere l’onorificenza, la scrittrice divenne un simbolo e un riscatto per le sue connazionali. Le opere esposte documentano la varietà dei talenti che hanno reso le donne interpreti della storia e del sapere, in settori diversi che vanno da quello più umile del lavoro dei campi fino a quello artistico-artigianale, letterario oppure scientifico. Ne emerge un caleidoscopio interessante, suggestivo e ancora poco conosciuto che cerca di delineare l’ importanza dell’impegno femminile nei vari ambiti del lavoro, dove l’inserimento delle donne sarà sempre più incisivo grazie alla passione delle protagoniste, che pur non rinunciando al loro ruolo familiare trovano uno spazio personale per realizzarsi. Un discorso artistico, dunque, ma anche di riflessione storica, che verrà integrato da un itinerario di approfondimento nel percorso della Galleria d’Arte Moderna. Nelle sale, infatti, le opere collegate a questa tematica saranno messe in evidenza con alcuni focus oppure segnalate in modo da essere individuate dal visitatore.

Fig. 1 - Giuseppe De Nittis - In posa - Courtesy Galleria Berman, Torino Fig. 2 - Michele Tedesco - Segreta attesa - MAM - Musei Aiello Moliterno Fig. 3 - Adriano Cecioni – Nanà - Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 1 – Giuseppe De Nittis – In posa – Courtesy Galleria Berman, Torino
Fig. 2 – Michele Tedesco – Segreta attesa – MAM – Musei Aiello Moliterno
Fig. 3 – Adriano Cecioni – Nanà – Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 4 - Federico Zandomeneghi - Al pianoforte - Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 5 - Cristiano Banti – Confidenze - Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 6 - Riccardo Nobili – Birreria - Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 4 – Federico Zandomeneghi – Al pianoforte – Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 5 – Cristiano Banti – Confidenze – Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 6 – Riccardo Nobili – Birreria – Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Tony Cragg a cura di Eike Schmidt e Jon Wood Giardino di Boboli 7 maggio – 13 ottobre 2019

Continua la serie di mostre di scultura contemporanea al Giardino di Boboli, stavolta con uno dei massimi nomi in campo internazionale, Tony Cragg (Liverpool, 1949). Il cuore del suo lavoro si ispira ai fenomeni generativi della materia, con risultati di un virtuosismo quasi tardo barocco, dalla forte componente tattile. L’artista ne emerge come una delle figure più aperte alla sperimentazione delle possibilità tecniche e formali delle arti plastiche. Dal 1977 vive e lavora in Germania, a Wuppertal, dove ha anche fondato il Waldfrieden Sculpture Park, un rinomato centro di scultura contemporanea in dialogo con la natura. Il Giardino di Boboli diventa pertanto una tappa fondamentale di questo impegno creativo che indaga il rapporto dell’opera d’arte con lo spazio pubblico, tema che ha catalizzato l’attenzione dell’artista negli ultimi anni (cinque sue sculture monumentali sono installate lungo la Park Avenue di New York come parte del NYC Parks Art in the Parks Program). E con il Giardino, il paesaggio e l’elemento naturale:
infatti se da una parte elementi del Minimalismo, ricordi del dinamismo futurista, estetica della macchina sono alcuni dei più evidenti riferimenti dell’artista, dall’altra il risultato è intensamente organico, un inno alla materia-Natura e alla sua inesausta forza vitale.

Fig. 1 - Tony Cragg - Foreign Body 2015 - bronzo - Collezione privata Fig. 2 - Tony Cragg - Industrial Nature 2015 - Alluminio - Collezione privata

Fig. 1 – Tony Cragg – Foreign Body 2015 – bronzo – Collezione privata
Fig. 2 – Tony Cragg – Industrial Nature 2015 – Alluminio – Collezione privata

Omaggio a Cosimo I
Per celebrare i cinquecento anni dalla nascita di Cosimo I de’ Medici, il primo Granduca di Firenze, è stato ideato un trittico di iniziative in luoghi simbolo delle Gallerie degli Uffizi.

Omaggio a Cosimo I
I cento Lanzi del Principe a cura di Maurizio Arfaioli, Alessio Assonitis, Pasquale Focarile Gli Uffizi, Sale di Levante 6 giugno – 29 settembre

La storica guardia medicea, i Lanzi, sono l’oggetto della mostra che gli Uffizi organizzano in collaborazione con il Medici Archive Project. Si tratta di una ricostruzione della vicenda plurisecolare di questa milizia, in un percorso espositivo che parte dalle origini, con Cosimo I, e arriva fino all’estinzione dei Medici nel Settecento. Una rassegna di dipinti, incisioni, disegni, armi, armature, addirittura suoni, racconteranno la storia dei Lanzi sotto vari aspetti – sociali, culturali, militari – e il loro impatto sulla vita cittadina. Il compito principale della guardia fu difendere la persona del sovrano e i suoi più stretti congiunti, pertanto le figure dei Lanzi sono presenze immancabili nelle raffigurazioni degli eventi legati al sovrano, ed anzi segnalano la presenza della corte nello spazio figurato, attraverso la loro arma iconica: l’alabarda. Grazie all’abbondanza di opere e documenti figurativi a disposizione, in mostra viene raccontata e rievocata la vita di un corpo soldatesco che ha inciso perfino sulla denominazione di uno dei monumenti più importanti di Firenze, La Loggia dei Lanzi in Piazza Signoria.

Fig. 1 - Stefano della Bella Studio con figure di Lanzi penna e acquerello su carta bianca Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 2 - Veduta della Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria

Fig. 1 – Stefano della Bella Studio con figure di Lanzi penna e acquerello su carta bianca Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 2 – Veduta della Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria

Omaggio a Cosimo I
Una biografia tessuta. Gli arazzi in onore di Cosimo I a cura di Alessandra Griffo e Lucia Meoni Palazzo Pitti, Sala Bianca e Sala delle Nicchie 6 giugno – 29 settembre 2019

I momenti salienti del governo del primo Granduca Medici sono raccontati nella serie di otto arazzi, prodotti in due serie nell’arazzeria medicea sotto la direzione di Pietro Févère, capo arazziere della manifattura granducale. Le Storie di Cosimo I partono dalla sua salita al potere nel 1537, e continuano con il rinnovamento di Pisa; la conquista di Siena; l’ampliamento di Palazzo Vecchio e la costruzione degli Uffizi; il viaggio a Roma nell’ottobre 1560 per trattare con Papa Pio IV anche del titolo di granduca che riceverà nel 1569; la fondazione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano; l’aiuto in denaro portato al re di Francia Carlo IX, figlio di Caterina de’ Medici, per combattere gli eretici; il conferimento della corona di Toscana a Giovanna d’Austria quando diventa sposa dell’erede di Cosimo I, il futuro granduca Francesco I, rinsaldando l’alleanza politica tra i Medici e gli Asburgo. La scelta degli episodi si deve probabilmente al letterato Francesco Rondinelli, autore anche del programma iconografico per le decorazioni di Pietro da Cortona e Ciro Ferri nelle sale dei Pianeti al piano nobile di Palazzo Pitti. La serie di arazzi, vera e propria “biografia tessuta”, era destinata alla Sala di Saturno, cuore del potere del sovrano, consacrata alle Udienze Segrete del granduca Ferdinando II, che con questa commissione legittimava e nobilitava il proprio governo, rendendo omaggio al suo predecessore.

Fig. 1 - Agostino Melissi (disegno e cartone) - Sabatino Galeazzi e Matteo Benvenuti, sotto la direzione di Giovanni Pollastri Cosimo I prende possesso della città di Siena 1666-1667 lana e seta - Depositi Arazzi di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 2 - Cosimo Ulivelli (disegno e cartone) - Sabatino Galeazzi e Matteo Benvenuti, sotto la direzione di Giovanni Pollastri Giorgio Vasari presenta a Cosimo I il progetto per l’ampliamento di Palazzo Vecchio e per la nuova fabbrica degli Uffizi 1660-1662 lana e seta - Camera dei Deputati, Montecitorio, Roma Fig. 3 - Agostino Melissi, attribuito (disegno e cartone) - Pietro Févère (tessitura nella bottega di San Marco) Cosimo I riceve l’investitura di Gran Maestro dell’Ordine di Santo Stefano 1653-1655 lana, seta e filaticcio - Depositi Arazzi di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 1 – Agostino Melissi (disegno e cartone) – Sabatino Galeazzi e Matteo Benvenuti, sotto la direzione di Giovanni Pollastri
Cosimo I prende possesso della città di Siena 1666-1667 lana e seta – Depositi Arazzi di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 2 – Cosimo Ulivelli (disegno e cartone) – Sabatino Galeazzi e Matteo Benvenuti, sotto la direzione di Giovanni Pollastri Giorgio Vasari presenta a Cosimo I il progetto per l’ampliamento di Palazzo Vecchio e per la nuova fabbrica degli Uffizi 1660-1662 lana e seta – Camera dei Deputati, Montecitorio, Roma
Fig. 3 – Agostino Melissi, attribuito (disegno e cartone) – Pietro Févère (tessitura nella bottega di San Marco) Cosimo I riceve l’investitura di Gran Maestro dell’Ordine di Santo Stefano 1653-1655 lana, seta e filaticcio – Depositi Arazzi di Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Omaggio a Cosimo I. Il villano e la sua botticella. Divertimenti nel nuovo giardino a cura di Alessandra Griffo Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie 6 giugno – 29 settembre 2019

Acquistato dalla consorte di Cosimo, Eleonora di Toledo.

Nel 1550, Palazzo Pitti divenne nel tempo la nuova residenza dei granduchi, da subito dotata di un ampio giardino, impostosi presto come modello da imitare per le regge di tutta Europa.

Probabilmente la prima scultura realizzata per Boboli fu il Villano con la Botticella, scolpita entro il 1557 da Giovanni di Paolo Fancelli su disegno del maestro Baccio Bandinelli, e capostipite di una fortunata tradizione di statue di soggetto popolare che tutt’ora animano i percorsi all’aperto nel verde.

Il restauro completato di recente vuole rendere omaggio alla coppia ducale e offrire una spunto di visita a questi luoghi cosimiani.

Fig. 1 – Giovanni di Paolo Fancelli su disegno di Baccio Bandinelli – Villano con la Botticella – marmo bianco – Giardino di Boboli, Gallerie degli Uffizi, Firenze

MOSTRA SORPRESA IN OCCASIONE DI PITTI UOMO – TITOLO, SOGGETTO E CURATELA VERRANNO ANNUNCIATI CON UNA CONFERENZA STAMPA DEDICATA NELLA PRIMAVERA 2019 – Palazzo Pitti, Museo della Moda e del Costume 11 giugno – 29 settembre 2019

Costruire un capolavoro: la Colonna Traiana a cura di Giovanni De Pasquale e Fabrizio Paolucci Giardino di Boboli, Limonaia – 18 giugno – 6 ottobre 2019

Concepita per celebrare le vittorie militari in Dacia dell’imperatore Traiano, la Colonna è anche un monumento alla sapienza tecnologica e costruttiva del mondo romano. L’esposizione permetterà di ripercorrere il viaggio dei colossali blocchi marmorei che compongono l’opera: dalle cave di Luni, a 800 metri di altitudine, furono trasportati fino al Portus Romae percorrendo 200 miglia marine, e poi fino alla capitale risalendo il Tevere. L’innalzamento del monumento dovette fare i conti con notevoli pesi: dalle 20-30 tonnellate per ognuno dei diciassette rocchi, fino alle circa 40 circa del capitello sommitale. La Colonna fu inaugurata il 12 maggio del 113 d.C. all’interno del Foro di Traiano, e la grande fortuna di cui godette ispirò artisti e architetti fino al XIX secolo. In mostra saranno presenti decine di opere provenienti dai principali musei archeologici italiani, oltre a modelli in scala e a grandezza naturale realizzati appositamente, che illustreranno le complesse procedure del trasporto dei blocchi e le diverse fasi del cantiere della colonna.

Fig. 1 - Claudio Capotondi - Disegno ricostruttivo delle macchine utilizzate per la costruzione della Colonna Traiana Fig. 2 - Claudio Capotondi - Disegno della scala elicoidale presente all’interno della Colonna Traiana

Fig. 1 – Claudio Capotondi – Disegno ricostruttivo delle macchine utilizzate per la costruzione della Colonna Traiana
Fig. 2 – Claudio Capotondi – Disegno della scala elicoidale presente all’interno della Colonna Traiana

Fig. 3 - Busto di Traiano, inizio II secolo d.C., Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 4 - Calco di un particolare della Colonna Traiana XVIII secolo Accademia di Belle Arti, Firenze

Fig. 3 – Busto di Traiano, inizio II secolo d.C., Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 4 – Calco di un particolare della Colonna Traiana XVIII secolo Accademia di Belle Arti, Firenze

Fig. 5 - Arte italiana degli inizi del XIX secolo - Modello della colonna Traiana - Galleria di Arte Moderna, Firenze Fig. 6 - Statua di Traiano inizio del II secolo d.C. - Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 7 - Modello ricostruttivo delle macchine di sollevamento utilizzate per la costruzione della Colonna Traiana

Fig. 5 – Arte italiana degli inizi del XIX secolo – Modello della colonna Traiana – Galleria di Arte Moderna, Firenze
Fig. 6 – Statua di Traiano inizio del II secolo d.C. – Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 7 – Modello ricostruttivo delle macchine di sollevamento utilizzate per la costruzione della Colonna Traiana

Fig. 3 - Ketubbà (contratto di matrimonio) di David Izkhaq Ascarelli e Simkhà Di Segni 1795 - inchiostro e acquerello su pergamena - Museo Ebraico di Roma

Fig. 3 – Ketubbà (contratto di matrimonio) di David Izkhaq Ascarelli e Simkhà Di Segni 1795 – inchiostro e acquerello su pergamena – Museo Ebraico di Roma

Tutti i colori dell’Italia ebraica – Tessuti preziosi e stoffe dall’antica Gerusalemme al prêt-à-porter moderno a cura di Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi – Gli Uffizi, Aula Magliabechiana – 27 giugno – 27 ottobre 2019

La mostra si divide in diversi capitoli che affrontano i vari aspetti del rapporto tra il mondo ebraico e i tessuti, sia per uso religioso che profano fino alla moda e all’imprenditoria del Novecento.

Il concetto che la guida ha un respiro sociale e culturale vastissimo, in cui l’arte e la storia sono simbolicamente e concretamente intrecciate nelle trame dei manufatti. Questo trionfo di stoffe sarà esposto in un percorso articolato in otto sezioni, che partono dai tempi del sommo sacerdote Aronne, e arrivano fino alla moda del Novecento e dell’imprenditoria tessile moderna, passando da temi quali il ruolo della scrittura come motivo decorativo, l’utilizzo dei tessuti per gli addobbi delle sinagoghe, il ricamo come lavoro segreto e il ruolo della donna. E poi il tessuto come forma di affermazione sociale degli strati più abbienti delle comunità ebraiche, che non esitarono ad apporre stemmi negli arredi per le sinagoghe, i legami commerciali e familiari con i paesi del Mediterraneo, e le conseguenti contaminazioni nello stile dei manufatti. Di grande interesse anche la sezione dedicata all’emancipazione degli ebrei nell’Ottocento, e al loro ruolo sia di artisti, che di collezionisti eccelsi di tessuti, responsabili in ultima analisi del fiorire degli studi in quel campo fino allora trascurato.

Fig. 1 - Anonimo ricamatore romano - Meil Fiano 1764 - raso di seta ricamato - Museo Ebraico di Roma

Fig. 1 – Anonimo ricamatore romano – Meil Fiano 1764 – raso di seta ricamato – Museo Ebraico di Roma

Fig. 2 - Mappà Ambron 1795-1796 - raso ricamato e raso, taffetas, velo, ricamati a riporto - Museo Ebraico di Roma

Fig. 2 – Mappà Ambron 1795-1796 – raso ricamato e raso, taffetas, velo, ricamati a riporto – Museo Ebraico di Roma

Fig. 1 - Pietro Rosselli - Lacunare marmoreo antico - stilo e penna su carta bianca - Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 1 – Pietro Rosselli – Lacunare marmoreo antico – stilo e penna su carta bianca – Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze

I Cieli in una stanza. – Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento a cura di Claudia Conforti, Maria Grazia D’Amelio, Francesca Funis, Lorenzo Grieco – Gli Uffizi, Sala Detti e Sala del Camino 30 agosto – 1 dicembre 2019

La mostra illustra i soffitti lignei a cassettoni, chiamati “cieli” nel Rinascimento.

Elementi costruttivi e ornamentali dello spazio interno, i soffitti sono un compendio di tecnica, di arte e di rappresentazione simbolica, che attualizza la cultura antica, nella rifondazione che tra Quattro e Cinquecento interessa chiese e palazzi a Firenze e a Roma.

Saranno esposti disegni in gran parte provenienti dalla raccolta degli Uffizi, che illustrano prototipi antichi, dalla Domus Aurea al tempio di Bacco a Roma; progetti dei Sangallo, di Vasari e bottega, di Michelangelo, di Zucchi, di Maderno e altri; le monumentali capriate portanti. Arricchiranno la mostra dipinti, incisioni, modelli e autentici lacunari rinascimentali. Dispositivi interattivi mostreranno soffitti lignei di Roma e Firenze, scelti tra i più belli e importanti.

Fig. 2 - Giorgio Vasari - Studio per fregio - penna e acquerello su carta bianca - Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 2 – Giorgio Vasari – Studio per fregio – penna e acquerello su carta bianca – Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Plasmato dal fuoco. – La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici a cura di Eike D. Schmidt, Sandro Bellesi e Riccardo Gennaioli Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi 18 settembre 2019 – 12 gennaio 2020

Attraverso una scelta mirata di opere, la mostra intende offrire un quadro completo dell’arte della scultura in bronzo nel capoluogo toscano soprattutto al tempo degli ultimi granduchi di casa Medici. Partendo da una selezione di opere significative del Giambologna, della sua scuola e dei maestri più importanti nella lavorazione metallica del primo Seicento, la scelta delle opere si concentra sulle commissioni nate, essenzialmente, per diretto impulso della corte fiorentina o comunque ad essa legate. Particolare risalto sarà dato alle figure di Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi, protagonisti di un profondo rinnovamento della scultura toscana, diventata a tutti gli effetti una delle scuole scultoree europee più rinomate del tempo. Da loro partirà la rinascita della scultura in bronzo a Firenze tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, cui tutta l’Europa guarderà, grazie alle strepitose creazioni di artefici fiorentini come Giuseppe Piamontini, Giovacchino Fortini, Antonio Montauti, Agostino Cornacchini, Lorenzo Merlini, Girolamo Tacciati, Giovan Camillo Cateni e Pietro Cipriani.

Fig. 1 - Giovan Battista Foggini - Crocifissione - 1677 - bronzo - Tesoro dei Granduchi, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 2 - Massimiliano Soldani Benzi - Vaso con manici composti da cigni e amorini - 1690 ca. - paragone, argento e bronzo dorato - Galleria Palatina, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 1 – Giovan Battista Foggini – Crocifissione – 1677 – bronzo – Tesoro dei Granduchi, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 2 – Massimiliano Soldani Benzi – Vaso con manici composti da cigni e amorini – 1690 ca. – paragone, argento e bronzo dorato – Galleria Palatina, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 3 - Massimiliano Soldani Benzi - Tre studi per i piedistalli dei vasi con manici composti da cigni e amorini - 1689 ca. - matita nera, penna e inchiostro bruno -Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 4 - Massimiliano Soldani Benzi - Studi per mensole raffiguranti un putto che trattiene un leone e un putto in lotta con un drago - matita nera, penna e inchiostro bruno - Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 3 – Massimiliano Soldani Benzi – Tre studi per i piedistalli dei vasi con manici composti da cigni e amorini – 1689 ca. – matita nera, penna e inchiostro bruno -Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 4 – Massimiliano Soldani Benzi – Studi per mensole raffiguranti un putto che trattiene un leone e un putto in lotta con un drago – matita nera, penna e inchiostro bruno – Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento a cura di Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli – Gli Uffizi, Aula Magliabechiana 26 novembre 2019- 1 marzo 2020

Un centinaio tra dipinti, sculture, oggetti di arte applicata, arazzi, miniature e libri a stampa, ricostruiscono il mondo di un grande intellettuale del Cinquecento, Pietro Aretino (1492-1556). Il suo ritratto alla Galleria Palatina è uno dei capolavori di Tiziano, noto per le effigi di Papi e Imperatori, nientemeno. Pietro Aretino visse, e alimentò con i suoi scritti, un momento fondamentale per la storia e per l’arte italiana: quello che vide l’affermazione di Michelangelo e Raffaello a Roma e la diffusione in tutta Europa della cultura maturata nei primi tre decenni del Cinquecento nello sfarzo della corte di Giulio II, Leone X e Clemente VII. Aretino visse, in una parola, nel pieno della “Maniera Moderna”, secondo la definizione di Giorgio Vasari nelle sue Vite degli artisti, pubblicate nel 1550 e nel 1568. La mostra è scandita in cinque sezioni che illustrano i principali momenti della vicenda di Pietro, e l’avvicendarsi di scenari che vanno dagli esordi tra Arezzo e Perugia, all’approdo alla corte pontificia Roma, fino al trasferimento nel nord Italia, a Mantova prima e infine a Venezia.

Fig. 1 - Sebastiano Luciani detto Sebastiano del Piombo - Ritratto femminile - 1512 - olio su tavola - Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 2 - Giovan Giacomo Caraglio - Ritratto di Pietro Aretino con motto - 1646/1655 - bulino - Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze Fig. 3 - Tiziano Vecellio - Ritratto di Pietro Aretino - olio su tela - 1545 - Galleria Palatina, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Fig. 1 – Sebastiano Luciani detto Sebastiano del Piombo – Ritratto femminile – 1512 – olio su tavola – Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 2 – Giovan Giacomo Caraglio – Ritratto di Pietro Aretino con motto – 1646/1655 – bulino – Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Fig. 3 – Tiziano Vecellio – Ritratto di Pietro Aretino – olio su tela – 1545 – Galleria Palatina, Gallerie degli Uffizi, Firenze