Nella foto: prof. Avv. Nicolò Zanotti

In occasione del Convegno di Pisa “Russia, avvio della generazione rinovabile, scenari, prospettive e nuove opportunità di collaborazione”, organizzato il 15 novembre 2019 presso la Camera di Commecio di Pisa, il prof. avv. Nicolò Zanotti docente dell’Università di Pisa  è intervenuto sul tema  “Le misure fiscali tese a incentivare la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili”.  Ringraziamo e pubblichiamo l’intervento del prof. avv. Nicolò Zanotti certamente utile ad affrontare sul piano giuridico una problematica tanto complessa

L’essenziale funzione svolta dall’energia per lo sviluppo economico fa ormai da tempo di tale settore un punto di riferimento per gli interessi della collettività, che sono spesso contrapposti, a causa della difficoltà di conciliare il fabbisogno energetico con il crescente interesse per la tutela dell’ambiente.

Per questa ragione, ci si è posti l’obiettivo di incrementare in modo significativo la produzione di energia proveniente da fonti alternative. L’eccessivo ricorso all’impiego del petrolio, unito ad una maggiore sensibilità dell’opinione pubblica ai temi legati alla tutela del pianeta, hanno posto le basi per un’accelerazione del processo. I risultati sono stati soddisfacenti in termini di energia ottenuta da fonti rinnovabili e per gli effetti che ciò può riversare sull’intero ecosistema e sull’economia del Paese. Indubbiamente, il protocollo di Kyoto del 1997 sulla progressiva riduzione dei gas serra ha rappresentato una forte spinta allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Inoltre, la Russia il 23 settembre di quest’anno ha espresso la volontà di aderire ai nuovi accordi di Parigi sul clima, nell’ottica di ridurre le emissioni nocive. In Italia, del resto, la politica ambientale dell’Unione europea esercita da tempo un’importante funzione di sollecitazione, in virtù della definiva presa d’atto che le politiche relative alla salvaguardia dell’ambiente, per la loro stessa natura, devono avere carattere transnazionale.

Per quanto di nostro interesse, al fine di valorizzare lo sviluppo della produzione di energia mediante fonti rinnovabili, il legislatore italiano ha introdotto anche disposizioni di carattere fiscale, delineando un quadro complesso, composto tanto da tributi statali, regionali e locali, quanto da agevolazioni fiscali. Il principio comunitario «chi inquina paga» è stato, in questo modo, declinato attraverso un rapporto – non sempre coordinato – fra agevolazioni fiscali propriamente dette e tributi ambientali.

Una riflessione sul regime tributario della produzione e del commercio dell’energia e dei suoi riflessi con l’ambiente, del resto, implica la necessaria considerazione di profili che non sono tipicamente «fiscali», in quanto incentrata sull’utilizzazione del prelievo tributario per incentivare o disincentivare questo o quel metodo di produzione, al fine di indirizzare i comportamenti del mercato. Le misure previste dal legislatore italiano possono, quindi, suddividersi in due categorie. Da una parte, sono rinvenibili tutta una serie di entrate cd. ambientali, che, nella maggior parte dei casi, svolgono solo indirettamente la funzione di tutela dell’ambiente. Si tratta, infatti, di veri e propri tributi, il cui obiettivo è principalmente quello di conseguire il concorso alle spese pubbliche. Sono fatte salve alcune eccezioni che individuano il presupposto impositivo nel fatto materiale che determina un deterioramento dell’ambiente accertato e che, per questo, più direttamente attuano il principio “chi inquina paghi” (si veda ad esempio la cd. carbon tax, l’ecotassa e, da ultimo, la plastic tax)

La seconda categoria di misure è rappresentata dalle agevolazioni fiscali, che il legislatore ha inteso privilegiare, in quanto giustificano la rimozione di diseguaglianze di fatto, attraverso un trattamento differenziato. La tutela dell’ambiente viene così perseguita considerando la differente propensione alla contribuzione dei soggetti passivi che promuovono lo sviluppo sostenibile. Con particolare riferimento all’energia “verde”, è stata introdotta una disciplina per incentivare gli imprenditori agricoli che sostengono i costi per la sua produzione. Le politiche agevolative si sono altresì fondate sul piano tariffario, attraverso l’adozione, ad esempio, della tariffa incentivante e di quella omnicomprensiva.

Più in generale, la recente legislazione ha introdotto rilevanti agevolazioni fiscali in favore delle imprese per promuovere lo sviluppo della ricerca industriale e l’adeguamento dell’organizzazione aziendale alle innovazioni tecnologiche. L’obiettivo è quello di incrementare il patrimonio di conoscenze, la digitalizzazione e l’innovazione, nella convinzione che solo attraverso tali strumenti si possa accrescere la competitività internazionale. Attualmente, sono previste tre importanti agevolazioni fiscali: la patent box, prevista per le imprese titolari di beni immateriali che svolgono attività di ricerca e sviluppo; il bonus ricerca, che attribuisce un credito di imposta per chi investe nella ricerca industriale; l’iper-ammortamento fiscale per l’acquisto di beni materiali nuovi ad alto contenuto tecnologico.

Ciò premesso, occorre anche considerare la possibilità per le imprese italiane di delocalizzare le proprie conoscenze verso altri Stati e, in particolare, verso la Russia, inquadrando gli aspetti fiscali inerenti al compenso riconosciuto al titolare di beni immateriali (marchi, brevetti, know-how, software ecc…), quale corrispettivo per il loro utilizzo (cd. royalties). Se l’attenzione, in epoche meno recenti, era, infatti, volta a stimolare un intervento regolatore dei fenomeni evasivi ed elusivi, attualmente la scienza economica presta maggiore interesse alla corretta valutazione di detti beni, al fine di incentivarne l’esportazione.

A tal proposito, per la concessione dello sfruttamento del know-how, generalmente si fa ricorso al contratto di licenza, che deve tenersi distinto dalla più ampia attività di prestazione di servizi.

Nel solo caso del contratto di licenza, infatti, i proventi potranno qualificarsi come royalties ed essere assoggettati al relativo trattamento fiscale di favore. Se trattasi di prestazione di servizi, invece, i corrispettivi verranno tassati come utili dell’impresa. Molte operazioni, peraltro, hanno carattere ibrido, per cui occorre un attento esame delle clausole contrattuali al fine di individuare un criterio di prevalenza.

Ciò premesso, la regola generale stabilita nella Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Russia è la tassazione delle royalties nel solo Stato di residenza dell’effettivo beneficiario e della loro esenzione nello Stato del pagante (articolo 12, comma 1). La disposizione trova una parziale deroga solo nel caso in cui il beneficiario effettivo dei canoni eserciti un’attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione situata nello Stato estero. In tal caso, i canoni percepiti sono sottoposti ad imposizione in detto altro Stato secondo le regole proprie della sua legislazione.

I principali problemi che la prassi internazionale pone si sostanziano, quindi, nella natura mista di gran parte delle operazioni aventi ad oggetto lo sfruttamento del know-how, per cui può essere utile presentare un’istanza d’interpello. In ogni caso, per risolvere le particolari questioni fiscali che in questa sede abbiamo potuto solo accennare, si consiglia di rivolgersi a professionisti qualificati del settore. Autore: prof. Avv. Nicolò Zanotti.