L’accaduto a Odessa il 2 maggio del 2014 giace nei cuori di alcuni come un dolore cupo e un ricordo della crudeltà animalesca di chi ammazzava i loro cari, nella memoria di altri il ricordo si trasformò in una paura torbida in attesa della resa dei conti. Quattro anni dopo una parte chiama l’avvenuto la vittoria, per la parte contrastante è un patibolo, un’operazione punitiva. Bisogna avere i nervi solidi e la freddezza degna di un medico legale per poter sopportare le affermazioni di alcuni intellettuali ucraini. Per esempio, il politologo Kirill Jivotovskij durante il film che illustrava l’accaduto a Odessa il 2 maggio del 2014, dichiarò: ”Questo fu un aborto di sangue della Novorossia. Dopo questo è chiaro che quel progetto del Cremlino, dove una parte del paese si stacca dal Kiev, non vivrà”. Sono sicura che il giovane politologo Jivotovskij dallo sguardo pesante di un alligatore è persin fiero della sua metafora riuscita. Per lui, che condivide i metodi di forza della difesa dello stato, l’omicidio di massa fatto da un gruppo dei cittadini ucraini nei confronti dei loro concittadini, rappresenta un’azione patriottica. Il suo connazionale, il tenente colonnello dei Servizi di sicurezza Ucraina specializzato nei conflitti, Vladimir Muzik ritiene l’uccisione delle persone nella Casa dei sindacati (bruciate vive) la vittoria dello stato ucraino sullo stato russo. La radio ”Eco di Mosca” chiamò la strage di Odessa ”i disordini per le vie della città”.

Uno dei leaders della giunta Ucraina, che prese il potere nel 2014, Turcinov, scriveva nel suo libro ”L’arrivo”: ” La paura è un mezzo tramite il quale gestiremo il popolo”. Subito dopo la vittoria sanguinosa di Maidan,il nuovo potere ucraino ha dovuto utilizzare questo mezzo per definire e rafforzare la propria vittoria. La vittima dei piani della giunta fu Odessa-la città, dove la resistenza al nuovo potere ucraino, assunse il carattere del stabile movimento, che a breve iniziarono a chiamare ”l’anti-maidan”. Nel 2014, come durante Maidan a Kiev, sorsero i gazebo nella parte sud e est della Ucraina, nelle città nascevano i paesini di gazebo. La maggior parte dei gazebo apparteneva all’anti-maidan, 2 o 3- erano invece dei filo- Maidan.

Cos’è accaduto a Odessa il 2 maggio del 2014. Ispirati dall’utilizzo riuscito dei cecchini georgiani per ammazzare più di cento persone a Maidan (questa storia è raccontata dettagliatamente in un documentario di una regista e sceneggiatore israeliana Anna Stefan ”La piazza delle speranze frantumate”), gli organizzatori di Maidan decisero di inviare gli assassini cecchini professionisti in Odessa. Andrej Pariubij, allora il segretario del Consiglio di sicurezza e di difesa Ucraina, ora speaker della Verkhovnaja Rada ( una specie del parlamento-nota del traduttore), arrivò personalmente a Odessa il 29 aprile per appoggiare i patrioti ucraini. Ai patrioti furono forniti i gilet antiproiettile. Alexandr Turchinov, che faceva le veci del presidente dell’Ucraina, diede l’ordine di aprire i depositi con le armi e fornirle a chiunque desiderasse fare ”il patriota”. Ad aprile del 2015 l’ex- premier ucraino Nikolaj Azarov dichiarava: ” Fu proprio l’unione fra Parubij e Alexandr Turchinov facente le veci del presidente
a porre l’inizio a un’operazione punitiva a Donbass”.

I cecchini arrivarono da Kiev in Odessa in cinque pullman pieni di bastoni, mazze da baseball, i molotov, i giovanotti dai fisici atletici. Odessa era già piena di migliaia di attivisti filo-ucraini: c’erano i combattenti del Pravij Sector, i tifosi del calcio, addestrati durante i combattimenti per strade con gli anti-maidan nelle altre città. ”C’erano quasi duemila ”tifosi pacifici” di Harkov. Erano talmente pacifici, che avevano i giubbetti antiproiettile, caschi, erano armati. I seguaci di Bandera”,- lo scrittore Alexej Ivakin, che partecipava agli eventi di quel giorno assieme agli anti-maidan, diceva, che gli attivisti filo-maidan arrivavano a 4 mila, la maggior parte fu portata da fuori, con i pullman. Alexej Ivakin: ”Non siamo davanti a una battaglia casuale, non siamo davanti a una buriana. Siamo davanti a un’operazione punitiva accuratamente preparata, nella quale partecipava qualche migliaio di persone, si tratta di committenti, organizzatori, esecutori del primo livello (punitori), esecutori del secondo livello (combattenti), esecutori del terzo livello (carne da macello). Tutti questi livelli conoscevano il proprio compito negli ambiti della propria competenza”. Nel 2013, ancora prima della vittoria della giunta, Andrej Parubij a Kiev ha dato l’ordine di creare i gruppi mobili di difesa del Maidan nelle varie città ucraine. Questi gruppi venivano chiamati ”i centinaia”, in conformità alla quantità dei membri. Quel giorno in Odessa arrivarono ”i centinaia” da Kiev, Vinniza, Lvov, Rovno, Ternopol.

I membri e le fasi del conflitto. Assieme all’aumento della tensione nella lotta per il potere a Kiev, in Odessa e in tante altre città del sud-est ucraino, la gente si attivava sempre di più politicamente. Scrive Alexej Ivakin: ” Il fatto è che prima del 2 maggio Odessa si trovava sotto il controllo normale e tranquillo delle forze filo -Odessa. E sottolineo- filo-Odessa. Le persone vivevano tranquillamente, lavoravano. L’occidentalista Luziuk-messo dalla Giunta, il capo della polizia, aveva l’intenzione di cacciare i ”maidown” e i seguaci del Pravij Sector. Gaupleiter Nemirovskij non riuscì a fare nulla col Kulikovskoje pole. Nulla. Funzionari, banche, commercianti, riparazioni auto sabotavano la Giunta secondo le regole dello ”sciopero italiano”. C’è lotta e lotta”. I filo-maidan si radunavano sotto al monumento a Duke Richelieu, ai tempi erano pochi-30-40 persone. ”I heapsters e i pazzi della strada. Aggiungi una ventina dei pravoseki (seguaci del Pravij Sector-nota del traduttore), che suscitavano solo pietà. Sul Kulikovo pole vicino alla Casa dei sindacati si trovavano i gazebo della gente che voleva la federalizzazione mantenendo la lingua russa come la lingua statale (ai tempi i 95% degli ucraini parlavano russo). Avevano due brigate- ”La brigata di Odessa”-la parte trainante -e ”La brigata popolare” che si occupava del volantinaggio e propaganda. Il 2 maggio la situazione cambiò bruscamente. Al centro città furono portati migliaia dei combattenti e dei radicali perfettamente istruiti.

La prima fase del conflitto. Il raduno dei radicali, dei filo-maidan, delle ”centinaia” arrivate in Soborka. I testimoni raccontavano del gruppo delle ragazze giovani che tiravano fuori dai pullman una montagna delle bottiglie, a alla domanda a cosa gli sarebbero serviti, rispondevano: ”Vi bruceremo tutti in una volta!” (Alexandr Revdos). A mezzogiorno ci fu una telefonata ai pompieri-dicevano del automobile andato a fuoco in via Grecheskaja. Il gruppo dei pompieri arrivati in loco furono circondati dal gruppo dei combattenti, erano più di 50, hanno seguestrato la macchina dei pompieri, i pompieri assieme all’autista furono cacciati. A seguito questa macchina dei pompieri con le bandiere ucraine fu utilizzata per peronare i combattimenti di strada. Una parte dei membri anti-maidan dopo la battaglia con i combattenti si nascose nel centro commerciale ”Affina”. Il sindaco Nemirovskij venne sul posto delle battaglie. Dopo qualche telefonata diede l’ordine alla polizia di lasciare la zona, in quanto, secondo la versione del sindaco, c’era bisogno di loro altrove.

La seconda fase del conflitto. Nel frattempo i combattenti prendono d’assalto i gazebo degli anti-maidan e li danno fuoco. Alle 19.31 arrivano le prime telefonate dove avvisano degli incendi fra i gazebo e la resistenza di forza. La strada che potevano prendere gli anti-maidan per lasciare la piazza fu chiusa. L’unica via di salvezza dai combattenti-ultras aggressivi per le persone indifese era la Casa dei sindacati. I retrocedenti non si rendevano conto che era una trappola. Ed è proprio li che son servite le bottiglie con i molotov riempiti dalle ragazze. A breve presero fuoco le porte dell’edificio, le finestre furono spaccate dalle pietre, e i molotov volavano nelle finestre rotte, incendio divampò, salendo velocemente i piani, perché le finestre rotte crearono l’effetto camino. Il centralinista dei pompieri in primis rifiutò a mandare le macchine, dicendo che l’incendio non rappresentava pericolo, poi ha smesso a rispondere al telefono. Nell’edificio le pompe d’acqua son state fatte a pezzi ancora prima degli eventi, negli idranti antincendio non c’era l’acqua. La luce fu staccata. Nell’arco di due ore nell’edificio si sviluppò il vero inferno, le persone affacciate alle finestre invocavano l’aiuto, quelli che saltavano fuori capitavano fra le mani dei combattenti imbestialiti, i filo-bandera, il Pravij Sector, che prendevano a bastonate le persone ferite e ustionate, finendo di ammazzarle. Quando l’incendio nell’edificio terminò, sono entrate le persone con i bastoni e i maceti. Spaccavano le porte interne, trovavano le persone nascoste e le finivano. L’infermiera dell’ospedale ebreo raccontava che durante tutta la notte ricevevano i feriti, i mutilati e i cadaveri che riportavano le ferite spaventose, con le viscere aperte. La parte dei anti-maidan sopravvissuti in quella strage fu comunque portata alla polizia.

Delitto e castigo. Secondo i dati resi ufficiali il 2 maggio nella Casa dei sindacati morirono 48 persone, lo scrittore Alexej Ivakin, il testimone e il partecipante di quel giorno e di quella notte, fece la propria indagine, contò e indicò nome per nome 397 vittime, includendo in questa lista non solo chi è morto in quel giorno nei combattimenti e nella Casa dei sindacati, ma anche chi morì a seguito per le ferite, traumi, ustioni del corpo e delle vie respiratorie. La perizia indipendente non corrisponde alla versione ufficiale, ovvero che la morte fu provocata dall’avvelenamento dei fumi e dalla caduta dall’alto. Tanti video riportano i pestaggi delle persone ferite che saltavano dalle finestre. I commenti soddisfacenti del lavoro eseguito bene di chi filmava, attraversando i cadaveri bruciati nei corridoi, ne è testimonianza. Le posizioni dei cadaveri con le braccia tese in alto e il tipo di ustioni ( su alcuni corpi i vestiti erano rimasti integri, mentre il volto e le mani furono bruciati interamente) lasciano supporre che gli assassini abbiano usato le granate col fosforo bianco.

Ciononostante non ebbe luogo nessuna indagine ufficiale in merito, il fenomeno è del tutto naturale, in quanto Parubij, Turchinov e Poroshenko non sono come Assad, sono ”i nostri figli della mignotta…” Le azioni dirette alla neutralizzazione fisica degli avversari del nuovo potere furono legalizzate subito dopo le fucilazioni di massa a Maidan. Il giorno dopo fu approvata una nuova legge unica nel suo genere:” La persecuzione dei membri dei protesti di massa è inammissibile”. Secondo questa legge, tutti quelli che presero parte in Maidan e chi è filo-Maidan hanno l’incolumità avendo commesso qualsiasi crimine. Andrej Parubij, il boia di Odessa, non si è mai presentato davanti all’investigatore durante l’indagine su Odessa, e solo Dio sa quanti crimini avevano commesso i combattenti dei gruppi mobili dell”’Autodifesa del Maidan ”. Nessuno dei committenti, esecutori, dirigenti e organizzatori dell’uccisione delle persone attraverso il fuoco non scontò nessuna pena. Anzi, quei pochi che sono riusciti a sopravvivere nell’inferno di fuoco e di botte della folla impazzita, si son trovati in prigione e non gli hanno presentato tuttora il capo d’accusa

Le indagini furono assegnati agli organizzatori stessi, i tentativi di chiedere l’aiuto alla’ONU non portarono a nulla. Il primo discorso veniva accompagnato dal resoconto su Odessa. ”Dal discorso evinceva che le persone morte in Odessa, si son date fuoco da sole dopo essersi nascoste dai criminali armati in un edificio”,-dichiarò il rappresentante della Federazione Russa a ONU Vitali Churkin. La Russia offri’ al Segretario generale dell’ONU ad eseguire un’indagine indipendente degli eventi di Odessa, ma l’offerta non fu accettata. Nel 2016 la Russia richiamò a un’indagine degli eventi tragici del 2 maggio del 2014, le delegazioni degli USA, Gran Bretagna, Francia e Ucraina votarono contro.Gli esperti notano che l”’affare di Odessa” manca di anello portante. Nessuna struttura che si occupa dell indagine apre la questione sul coinvolgimento di funzionari ucraini ad alto livello e di altri personaggi noti. Ed è la questione più rilevante, in quanto, non avendo la risposta è impossibile capire il perché della strage di Odessa. La polizia e la protezione civile del posto avrebbero potuto agire diversamente, ma non l’hanno fatto. Perché? A chi ubbidivano i cecchini georgiani nel loro operato a Odessa? Chi ha dato l’ordine di portare migliaia di combattenti e chi li ha armati? Da dove sono arrivate le granate col fosforo bianco?

Cosa si scopre ultimamente? Il film della regista israeliana Anna Stefan ”La piazza delle speranze frantumate ” chiarisce alcuni aspetti della morte delle persone in Odessa il 2 maggio. In quel giorno, per primo è morto Igor Ivanov, morì in via Deribasovskaja, era uno dei leader dei ”centinaia” di “Pravij Sector”. Nella versione ufficiale, il susseguirsi degli eventi tragici e la morte delle persone nella Casa dei sindacati sono dovuti proprio a questa morte del filo-Maidan avvenuta per lo sparo del kalashnikov di un federalista, ma dalle dichiarazioni dei cecchini georgiani Bajali Zezari, Alexasndr Revazishvili e Georgy Bejitadhvili si capisce che la vera e propria provocazione partì da loro. Ingaggiati da Mamuca Mamuashvili, ex consigliere militare dell’ex presidente Saakashvili, una decina di cecchini arrivò da Tbilisi con i passaporti falsi a Kiev, senza passare il controllo passaporti e la dogana.

Loro dichiarano che le tali libertà per i mercenari nell’entrare nel paese erano introdotte da Andrej Parubij, all’epoca il commendatore di Maidan, ora lo speaker della Verhovnaja Rada. Gli furono pagati mille dollari all’inizio della missione, altri cinque furono promessi al ritorno. I cecchini georgiani affermano che operavano nel giorno della morte di massa delle persone a Maidan , che l’equipaggiamento da cecchini gli fu portato personalmente da Sergej Pashinskij (ora a capo del Comitato della difesa e della sicurezza nazionale presso Verhovnaja Rada dell’Ucraina e a capo del Consiglio d’amministrazione dell’Ucroboronprom-un’organizzazione che si occupa della vendita delle armi). Non avendo ricevuto i soldi che gli furono promessi, i cecchini il 1 maggio furono mandati in Odessa coi pullman. Dopo quei giorni, in vita sono rimasti tre cecchini georgiani, che vivono perennemente nell’attesa della morte sicura. Raccontarono la verità su Maidan e Odessa, sperando di poter salvare la loro vita. Abituati a sparare le persone indifese dai fucili di cecchino, ammettono di aver paura di ricevere una pallottola alla schiena.
Del ruolo di Andrej Parubij nella strage di Odessa dicono- Parubij dava gli ordini di non far passare i pompieri, bloccare le strade, di non far uscire nessuno dalla Casa dei sindacati. Uno delle ”centinaia” di Maidan Anatolij Jornovoj (nome in codice-Orso) dichiara nel film di Anna Stefan:” Parubij si trovava li-in Odessa-24 ore al giorno. Quali decisioni prendeva e che tipo di ordini dava, lo diremo, ma non adesso, al momento non lo posso dire”. Lo spostamento delle persone durante la prima fase del conflitto prova che l’obiettivo degli organizzatori della strage era cacciare più gente possibile nella Casa dei Sindacati. Principalmente bisognava ammazzare il più possibile, lo dice la logica-più gente morira’ per mano dei ”patrioti”, più paura avranno i cittadini di Odessa e tutti gli altri. Sostanzialmente, Turchinov nel suo libro formulò l’idea nazionale per la giunta.

Le lezioni del crematorio di Odessa. Ogni storia di sterminio di massa,in qualsiasi paese succeda, non rappresenta solamente il cibo per i giornalisti ma anche il suono di campana, anche per chi è rimasto in vita. Per i cittadini di Odessa, la morte atroce dei loro cari bruciati vivi o mutilati dai nazionalisti inferociti, ha fatto si che i loro cuori e le loro anime diventarono ”meccanici”-sono serrati dalla paura e apatia. Ciò significa che l’operazione speciale eseguita in Odessa del tipo ”Schock e tremore” andò a segno? ”Le persone attendono ancora le verità sugli eventi del 2 maggio, ma ritengono sia l’indagine troppo importante per rimanere nelle mani degli investigatori di Kiev. I media locali continuano a scrivere che non ci sono progressi, e che l’indagine viene condotta non male-malissimo. Le persone continuano a vivere la loro vita, ma sicuramente l’umore politico ne risente. Durante le elezioni di maggio, le presenze in Odessa e la regione erano minori persino rispetto alle zone di guerra-meno di 50% (in realtà-15%, nota dell’autore).

Penso le presenze sarebbero state inferiori, se non ci fosse stato un’avviso in tutta l’Ucraina, in una trasmissione ”Schuster Live” della vincita del seguace di Poroschenko nelle elezioni. Questo scaturì le mosse degli avversari e il candidato di Poroischenko aveva perso. In Odessa ai tempi le elezioni del sindaco erano più importanti di quelle presidenziali. Non posso parlare di repressioni fatti in una maniera ufficiale, ci ho vissuto da un anno, mi sono abituato a vedere alcune facce nella stampa, nella TV. Ad un certo punto, al passare del febbraio, queste facce son sparite. Si saranno dimessi per conto loro? Non lo so. Ma si notava tanto la differenza. Perché chi è arrivato al posto loro, parlava con le tonalità completamente diverse”,-dice Nikolaj Petro, il professore universitario dello stato Rod-Ilend (USA), che venne nel 2013 in Odessa con lo scambio scientifico, per terminare un lavoro accademico. Il 1 maggio del 2018, praticamente ieri, le organizzazioni di Odessa dichiaravano cinicamente che avrebbero festeggiato il 2 maggio come ”una vittoria” di Odessa contro gli occupanti di Mosca, e non volevano vedere per strada il lutto per le vittime della Casa dei sindacati. I nazionalisti registrarono un video, da vigliacchi coprendo i volti con le bandane, dove ordinavano ai cittadini di rimanere a casa, non uscire mentre sarebbe passata la loro parata ”dell’ ordine ucraino”. Non dite dopo che non vi abbiamo avvisati!-minacciavano apertamente i cittadini.

Le zone dell’Ucraina che non hanno voluto ubbidire a Kiev, si son resi conto ancora di più che non avrebbero potuto vivere governati dai criminali che presero il potere con il colpo di stato. Due repubbliche della Novorossia-le repubbliche popolari Luganskaja e Donezkaja rafforzarono la propria difesa con la ferma volontà della vittoria. La loro convinzione di combattere una bestia molto pericolosa-il fascismo ucraino-ha di base le storie di ogni famiglia, che ricordano la inverosimile crudeltà dei seguaci di Bandera e dei miliziani Oun durante la Grande Guerra Patriottica, ha di base l’orgoglio per i nonni che vinsero la guerra più terrificante di tutta la Storia dell’umanità. In Ucraina cresce l’abisso fra chi è arrivato al potere bagnato di sangue e i milioni di ingannati, derubati, privati di tutto. Per l’Occidente la tragedia di Odessa è una lezione che insegna che bisogna stare attenti nel scegliere le amicizie.

Scegliendo i partners nei giochi geopolitici in Eurasia, bisogna ricordare che il cuore di Eurasia oggi è la Russia. Gli esecutori occidentali delle volontà delle banche o delle multinazionali cercano di strappare Georgia, Ucraina, Armenia, Kazakistan, Azerbaigian dal cuore di Eurasia, ma non percepiscono l’essenza di questo enorme territorio, non sentono la natura eurasiatica, non capiscono la storia e la mentalità dei popoli eurasiatici. Chi degli ispiratori di Maidan avrebbe potuto immaginare che il tentativo di inghiottire velocemente l’Ucraina e farla mettere contro la Russia non avrebbe portato a nulla,solo al collasso e alle perdite? La guerra andata a lungo contro il proprio popolo portò la catastrofe in economia, il livello di vita della gente semplice è sceso vertiginosamente, mentre Petro Poroschenko e i suoi colleghi si son arricchiti, il debito statale ucraino è di 2 trilioni 100 mlrd di grivni (4,4 trilioni di rubli=77 miliardi di dollari). Lo fece sapere il presidente del tesoro Tatiana Sluz.
” Il debito statale garantito viene calcolato oramai in trilioni, attualmente arriva a 2,1 trilioni di grivni”,-spiegò. News One nota che negli ultimi quattro anni il debito aumentò in 4 volte, a dicembre del 2013 arrivava a 584,1 mlrd grivni. A febbraio si comunicava che l’Ucraina ogni anno paga quasi 5 miliardi di dollari per il debito estero, e tutto va a pesare sui cittadini ucraini. Nel 2016 il FMI smise di finanziare l’Ucraina, in quanto è impossibile riavere indietro i soldi ”dal buco nero”.

Tutto questo-mentre Petro Poroschenko riceveva l’opportunità di fare lo speaker a Davos nel 2018, arrivando ad occupare il nono posto fra gli speaker più facoltosi del Forum economico mondiale. Il patrimonio di Petro Poroschenko fu stimato a 1 miliardo 600 milioni di dollari, in 4 anni aumentò in 7 volte. Si può capire perché i vertici ucraini non han potuto accettare la perdita della Crimea, del Sud-Est. Queste regioni ucraine erano sempre l’avantreno dello sviluppo del paese. Tutta la potenza dell’industria sovietica, l’istruzione eccelsa, la capacità di vivere di alti ideali-tutto questo era concentrato li, laddove Kiev avrebbe voluto soccombere usando il terrore la volontà di resistenza, stabilendo il regime della giunta.

Senza l’ombra di dubbio, la Ucraina Occidentale, dove i metodi di agire e il terrore che facevano i seguaci di Bandera non solo venivano giudicati, ma addirittura coltivati come quelli migliori per combattere gli odiati ”moskal” ( il modo disprezzante di chiamare i russi-una nota del traduttore), appoggiò in pieno Poroschenko. Durante Maidan e all’inizio della rivolta popolare in Sud-est, Lvov mandava quotidianamente 600 combattenti a Kiev e nelle zone che non hanno voluto sottostare a Kiev. Quotidianamente riceveva indietro 200 feriti, le bare non vengono menzionate. Cosa potrebbe dare l’Ucraina Occidentale al paese e al mondo a parte i combattenti assettati di sangue?

Il 30 aprile Petro Poroschenko dichiarò la fine dell’operazione anti-terroristica e l’inizio dell’Operazione delle Forze Unite. Ora la popolazione della DNR e della LNR non vengono intesi come terroristi ma come gli occupanti. L’ex deputato della Verhovnaja Rada Irina Farion chiamò i cittadini ucraini di madrelingua russa i traditori menomati mentali dicendo che rappresentano il problema più grande per il paese. L’altro membro del partito spiega che l’obiettivo principale è trovare il metodo efficace e poco costoso di disfarsene di queste persone. Evidentemente, il territorio ripulito da ”traditori menomati mentali” serve per qualche essere esclusivo ed altamente sviluppato.

Il futuro della Russia e dell’Ucraina. Tutto fa capire che gli USA stanno aumentando la confusione nel mondo e l’accerchiamento della Russia con i vicini instabili oppure agonizzanti-è una parte basica del piano. Il processo di euro-integrazione si è rivelato stagnante e rischia di passare alla fase di disintegrazione, per questo nessuno vorrà appoggiare certe ”vetrine di euro-integrazione”. Verranno appoggiate invece le forze interne ed esterne di qualsiasi genere, che indeboliscono i vicini della Russia facendoli trasformare in un anello ardente attorno alla Russia. Il politologo russo Rostislav Ishenko dice:” In questa situazione dipende tutto dalle élites locali. La strategia russa diretta a salvaguardare le risorse presuppone che la maggior parte della resistenza di fronte all’aggressore deve sostenere l’alleato stesso (come lo fa Siria). L’assistenza della Russia deve essere efficiente e coprire unicamente le sfere che non possono essere coperte senza l’aiuto russo e il passaggio delle quali all’avversario comporterebbe la perdita definitiva.

Nel caso contrario, in una semplice competizione con l’Occidente chi da più dollari o fornisce più carri armati, la Russia perderebbe in quanto sarebbe consenziente a spostare la partita di scacchi laddove l’Occidente è totalmente dominante. Ovvero se una élite locale fosse in grado di consolidarsi da sola e consolidare la società, ne le mosse di Occidente ne le azioni degli oppositori-collaboratori (che si verificano ovunque, ma qualora il potere è forte-prendono la via di estinzione ) non porterebbero alla destabilizzazione cospicua. L’aggressione militare diretta può essere contrastata con l’aiuto della Russia (vedi Siria). Ma se ci fosse la spaccatura in una élite, e la società si trovasse in uno stato di resistenza (regionale, religiosa, etica,linguistica o di tutte insieme), allora nessuno sarebbe in grado di salvare un tale paese dall’ abisso”- tutto fa pensare all’Ucraina.

Non a caso le persone lungimiranti han detto che l’Ucraina è finita, quando videro la reazione degli ucraini di fronte alla tragedia di Odessa, quando l’auditorio di Shuster applaudiva ascoltando le notizie sulle persone bruciate vive. Le élites nello spazio post-sovietico dovrebbero rendersi conto oramai del loro ”futuro glorioso”. Sono messi di fronte a una scelta difficile-riempirsi le tasche velocemente per poi scomparire nel vento della storia oppure tentare di salvare i propri popoli e paesi dal trasformarsi nei punti caldi attorno alla Russia. Armenia attualmente si trova a fare questa scelta bollente. Azerbaigian reagì all’istante alle turbolenze a Yerevan e concentrò le forze a Nagorny Karabah. Per il momento il parlamento armeno ebbe coraggio a non far arrivare Pashinyan al potere. Ma il futuro dipende dalla lungimiranza e dalla coscienza cittadina dei popoli e delle élites. Io dal canto mio spero che i ceneri dei martiri di Odessa bussino ai cuori di chi il cuore ce l’ha.

Galima Galiullina, il dottore di scienze filosofiche. Washington. Traduzione di Ioulia Makarova-Liakh / Svarog Group.