È innegabile che il poeta si cimenti con il potere performativo della parola essendo chiamato all’espressione di un sentire che tenta di stabilire legami profondi e ontologici con l’esperienza, diretta o indiretta, del proprio vissuto.

“La voce delle poesie di Simona Giorgi si raccoglie dalle presenze animali e naturali in cui lo sguardo è immerso.

L’occhio funziona come un obiettivo, sposta la nostra attenzione all’altro senza perseguire il senso simbolico, cercando piuttosto un denudamento, perché la meraviglia non provenga dall’affanno delle interpretazioni, ma dal puro osservare.”

Ma come diceva G. Lorca nel 1933 “Il modo di osservare è lirico”.

Ricorrono i dialoghi con gli elementi della natura tra finissime e mormorate atmosfere la cui intenzione è quella di ricondurci all’orbita ritmica del mondo, nell’”occhio della visione” che tutto contempla, oltre la percezione di alcune tracce disseminate fra le pieghe dell’esistenza.