Amici l’iniziativa UN LIBRO SOTTO L’ALBERO PER AIUTARE GLI ARMENI è giunta alla fine. Hanno partecipato 21 persone, che hanno preso libri per se stessi o per regalarli. Ringrazio tutti perché una parte del ricavato, tolte le spese, sarà inviato in Armenia (sono già d’accordo con una persona fidata che farà arrivare direttamente i soldi a chi di dovere). Ovviamente alla fine pubblicherò tutti i nomi di chi ha partecipato e il bonifico che sarà fatto. La guerra in Artsakh purtroppo sappiamo come è finita e c’è tanto da fare per i profughi che hanno perso tutto. Lunedì farò l’ultima spedizione. Chi vuole aggiungersi e aderire a questa iniziativa mi contatti in privato. Farò la spedizione gratuita e se vorrete vi scriverò la dedica sui libri. Fate in modo che sotto il vostro albero ci sia anche il sorriso di qualcuno che purtroppo passerà un doloroso Natale. Grazie a tutti!

“MAYRIG” (stessa storia nella versione pubblicata da Terra Santa con il titolo “Le Bugatti di Marsiglia”), romanzo biografico, scritto dal regista Henri Verneuil (vero nome Achod Malakian), è una delicata poesia: un racconto intimo e accorato, una sorta di testamento spirituale che questo grande autore, scomparso nel 2002, ha lasciato in eredità. È la Storia di una famiglia armena, un tempo agiata, scampata al genocidio ed emigrata a Marsiglia. Per vivere aprono una camiceria in rue Paradis. Il ragazzo, Azad-Achod (Verneuil stesso), diventerà un commediografo e regista di successo. In particolare il ricordo del protagonista si concentra sulla figura della madre (“mayrig”, in armeno) e dei tentativi per sopravvivere in un ambiente inizialmente molto ostile. Attraverso la vicenda biografica emergono i riflessi della tragedia del genocidio che distrugge la popolazione, che mira a spazzare via le tradizioni e la storia di un popolo. L’orrore e la speranza di una famiglia che con dignità è stata capace di dimenticare gli agi per affrontare una nuova vita di umiliazioni con il sorriso sulle labbra e con la forza dell’amore.

Letizia Leornardi. IL CHICCO ACRE DELLA MELAGRANA” Settembre 2005. Un terribile incidente con la sua Ferrari costringe Kevork Orfalian, figlio della diaspora armena trapiantato a Roma, in un letto di ospedale per 20 giorni. La dolorosa degenza apre il cassetto dei ricordi e, in questo romanzo autobiografico, ripercorre la storia della sua vita partendo dalle vicende dei suoi avi, segnate da orribili massacri e dal genocidio perpetrato dai Giovani Turchi, nel 1915, nella martoriata terra d’Armenia. La narrazione, sotto forma di confessione, riprende episodi di un’infanzia alquanto scapestrata, i racconti del nonno materno, le turbolenze adolescenziali nel periodo trascorso al collegio armeno Moorat Raphael di Venezia. La parabola della sua vita, fitta di aneddoti ed episodi, prosegue con i primi passi nel mondo del lavoro, culminando con gli 8 terribili mesi di prigionia nelle carceri turche per sospetta attività sovversiva, raccontati in pagine senza censure, colme di orrori e crudeltà. La sospirata scarcerazione coinciderà con la rinascita e un nuovo inizio denso di occasioni e avventure di un’esistenza a tratti rocambolesca che alternerà periodi di stenti ad altri di grande brillantezza. Alle drammatiche esperienze sul fronte del Nagorno Karabakh e al volontariato nelle zone terremotate di Spitak, fanno riscontro slanci passionali e avventure sentimentali. Questa è una vicenda biografica dai contrasti estremi e, al tempo stesso, il disincantato bilancio di una vita in cui Kevork Orfalian mette a nudo tutte le sue sensazioni e i suoi stati d’animo.