Sergei Polunin

Sergei Polunin: talento cristallino, spirito ribelle e nuova icona del balletto grazie ad una tecnica ed un carisma straordinari, tanto da essere nominato primo ballerino del Royal Ballet di Londra a soli 19 anni, il più giovane di tutti i tempi.

Dopo aver calcato i maggiori palcoscenici internazionali con le più prestigiose compagnie di balletto, attualmente Sergei Polunin si esibisce in tutto il mondo presentando nuovi spettacoli concepiti e prodotti con la propria società artistica “Polunin Ink”. Inoltre, espande costantemente il suo orizzonte artistico al campo della recitazione, del cinema e di altri contesti creativi. Nel 2015 è il protagonista del video per il brano di Hozier Take me to the church, firmato dal fotografo e regista David La Chapelle con la coreografia di Jade Hale-Christofi, diventato ben presto virale. Ha recentemente recitato per il cinema nel film di Kenneth Branagh Assassinio sull’Orient Express.

Figlio di Galina Polunina, casalinga e Vladimir Polunin, operaio, prende le sue prime lezioni di ballo a tre anni, a quattro entra in un’accademia di ginnastica artistica, dove comincia un serrato programma di allenamenti che da quel momento in poi scandiranno rigidamente la sua vita. A otto anni una grave polmonite lo costringe per mesi a letto, e quando rientra in palestra è ormai molto indietro rispetto ai suoi compagni; a questo punto sua madre decide di tentare nuovamente con la danza.[9] Nel 1999 il giovane Sergei partecipa ad un’audizione per il Kiev’s State Choreographic Institut, esibendosi in un’improvvisazione su un’aria di Pavarotti che colpisce particolarmente gli esaminatori, vista la sua giovane età.Viene accettato e insieme alla madre, si trasferisce a Kiev. Sono anni difficili a causa dei problemi economici: madre e figlio vivono in un’unica stanza nella periferia della città, mentre il padre accetta di lavorare in Portogallo per riuscire a mantenerli,finché nel 2003 grazie ad una borsa di studio della “Rudolf Nureyev Foundation”, Polunin entra a far parte della British Royal Ballet School e si trasferisce a Londra.

Distinguendosi ben presto per le sue doti, viene inserito in una classe di allievi due anni più grandi di lui.Nel 2009 viene nominato primo solista e nel 2010 primo ballerino, il più giovane nella storia del Royal Ballet, a soli diciannove anni. Ne segue una stagione professionalmente molto positiva, ma anche l’inizio di una profonda crisi personale che nei successivi due anni si manifesterà con vari segnali di irrequietezza e ribellione da parte dell’artista. Comincerà a palesare la propria insofferenza anche pubblicamente e tramite i social network, finché nel 2012 la situazione diventa tanto insostenibile per lui da spingerlo a rassegnare, nello stupore generale, le sue dimissioni dalla compagnia. Pur non fornendo ragioni ufficiali, tenterà di spiegare il suo gesto nel corso di successive interviste: “Non riuscivo a trovare un equilibrio, dal punto di vista della danza, io sentivo di non poter decidere su nulla. Mi trovavo in un posto fantastico e lavoravo con persone fantastiche, ma paghi il prezzo di non poter decidere”[18] e ancora, “L’artista in me stava morendo”. Qualche giorno dopo si esibisce in Man in Motion, un progetto idealizzato dal collega ed amico Ivan Putrov focalizzato sulla danza al maschile, in quella che molti temono essere la sua ultima esibizione nel Regno Unito, se non addirittura il suo addio alla danza.

Serhij Polunin nello studio dello scultore Richard MacDonald, 2011. Tuttavia Polunin non abbandona la danza e nei mesi seguenti si esibisce in giro per il mondo, senza unirsi stabilmente a nessuna compagnia finché a giugno dello stesso anno si reca a San Pietroburgo per incontrare Igor Zelensky, direttore artistico del Teatro Lirico Stanislavsky e del Teatro dell’opera e del balletto di Novosibirsk. Zelensky, in passato primo ballerino con il Kirov Ballet, il New York City Ballet e il Royal Ballet, sembra comprendere immediatamente ciò di cui il giovane talento ha bisogno, offrendogli il ruolo di primo ballerino nella sua compagnia, ma allo stesso tempo garantendogli piena libertà di esibirsi altrove e di impegnarsi in altri progetti, assumendo, come Zelensky stesso dichiara, il ruolo di un mentore e di un amico: “Mi si può definire come si vuole: direttore, padre, fratello, amico […] io mi preoccupo davvero di lui, di quello che mangia, dove va, cosa sta facendo. Perché ha bisogno di una spalla”. A sua volta Polunin dice: “Io ho sempre pensato che fosse stata una fortuna aver conosciuto Igor e [Igor] mi ha detto che è una fortuna che lui abbia incontrato me. Dunque è reciproco”. Sarà proprio Zelensky a suggerirgli di partecipare al talent show televisivo russo “Big Ballet” dedicato alla danza, talent che Polunin vince e che gli conferisce una notevole popolarità soprattutto in Russia, a cui fanno seguito altre apparizioni televisive, collaborazioni con stilisti e servizi fotografici su varie riviste. L’incontro con David La Chapelle e l’entusiasmo e l’interesse suscitato nel pubblico e nei media dai suoi nuovi progetti portano nuova linfa all’ispirazione di Polunin, che decide di coltivare parallelamente le passioni e i progetti che gli stanno a cuore, non come ballerino o attore o modello, ma come artista indipendente.